La Romagna alla conquista del mercato dei vini di lingua tedesca, l’Emilia sbanca col Lambrusco, Marche coi Rossi

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La Romagna si ritaglia uno spazio di assoluto rilievo nella guida Falstaff Vini 2027, riferimento per i mercati di lingua tedesca di Germania, Austria e Svizzera. Sono infatti otto le aziende romagnole selezionate dalla prestigiosa pubblicazione, per un totale di 39 etichette recensite tra diverse annate e tipologie.

A guidare la pattuglia sub-regionale è Drei Donà Tenuta La Palazza di Forlì, autentica protagonista sia tra i rossi sia tra i bianchi. Il punteggio più alto assegnato in Romagna va infatti al Vigna del Pruno Riserva Romagna Sangiovese Doc 2021, che raggiunge quota 94/100, risultando il miglior vino emiliano-romagnolo della guida. La cantina forlivese si distingue anche nella categoria dei bianchi grazie a Il Tornese Le Origini Chardonnay, premiato con 93 punti nelle versioni 2023 e 2022.

Alle sue spalle, con 92 punti, emerge una presenza ancora poco conosciuta nelle principali guide enologiche nazionali ma che gode della benedizione di James Sukling internazionale: Amaracmand di Sorrivoli, nel territorio cesenate, che si mette in evidenza con un Metodo Charmat Brut Nature 2023 ottenuto da uve Bombino. Lo stesso punteggio viene attribuito anche al Costa di Rose 2023 di Umberto Cesari, storica realtà di Castel San Pietro Terme, nel Bolognese che produce anche l’incrocio Merlese da Merlot e Sangiovese.

Scendendo a 91 punti, la graduatoria si arricchisce di nomi e stili differenti. Tra questi figura il Totma Pinot Nero 2023 della Tenuta Biodinamica Mara, mentre Poderi dal Nespoli, azienda di proprietà del gruppo Mondodelvino con sede a Cusercoli e Forlì, ottiene lo stesso riconoscimento con due vini: il Campodora Albana Secco 2023 e l’Orange Wine 2023 da uve Trebbiano e Pinot Bianco. Sempre con 91 punti si segnala anche la Rebola 2022 di Enio Ottaviani, tra le etichette più rappresentative del territorio riminese.

Con 90 punti invece nella guida Trerè, azienda situata tra Faenza e Castel Bolognese, grazie al rosato Tre Rose 2023, particolarmente amato dai teutonici.

Chiude il quadro romagnolo Tenute Tozzi Terra dei Gessi, realtà di Casola Valsenio che conquista 89 punti con il Bidibidì 2022, un Rosato Frizzante Metodo Ancestrale ottenuto da uve Pinot Nero. Un risultato che conferma la crescente attenzione della critica internazionale verso le interpretazioni più originali e territoriali del vino romagnolo.

In Emilia con 93/100 dominano i Lambruschi, di cui il mercato di lingua tedesca va ghiotto, con alcuni produttori: Cleto Chiarli, Cavicchioli, Medici Ermete, Bellei, Paltrinieri, Zanasi e Villa di Carlo. Con 92 appare anche Cantina della Volta, Venturini Baldini, Francesco Bellei. Con 91 si aggiunge Cantina Gualtieri e Cantina di Santa Croce, con 90 solo Cantina VentiVenti e dopo i soli Lambrusco arriva uno Chardonnay di Ceci e la Spergola di Venturini Baldini. Con 89 anche un Sauvignon Blanc di Il Poggiarello e il Lambrusco di Cantina di Carpi e Sorbara, con 88 la Cantina di Santa Croce, Pezzuoli, con 87 Fattoria Moretto. Diciannove le aziende in Emilia, da Bologna in su, con parecchi vini a testa e annate.

Con la guida dedicata al mercato di lingua tedesca, le province di Ancona e Pesaro-Urbino raggiungono un eccellente risultato, toccando quota 95 punti su 100. Un traguardo che potrebbe essere esteso all’intera regione Marche se non fosse per la straordinaria performance di una sola azienda, capace di piazzare ben tredici vini, tra diverse tipologie e annate, in una fascia di punteggio compresa tra 96 e il punteggio massimo di 100.

Sorprendentemente, nella parte settentrionale delle Marche non è il Verdicchio a conquistare la vetta della classifica. A dominare è invece un rosso firmato Santa Barbara, un Merlot in purezza dell’annata 2019, premiato con 95 punti. Appena un gradino sotto, con 94 punti, si colloca Pelago 2021 di Umani Ronchi, storico blend composto per il 50% da Montepulciano, per il 40% da Cabernet Sauvignon e per il restante 10% da Merlot.

I vini rossi continuano a dettare legge anche a quota 93, dove troviamo Otto Borghi 2022 di CasalFarneto, ulteriore interpretazione che unisce vitigni bordolesi e Montepulciano. Con 92 punti entra in scena Oscuro 2021 di Accattoli, assemblaggio ancora più articolato nel quale, oltre al Montepulciano e alle varietà internazionali tipiche di Bordeaux, compare anche una quota del 10% di Petit Verdot.

Scendendo a 91 punti fanno il loro ingresso due espressioni molto diverse tra loro della stessa azienda Tenuta di Frà: Ros’Anna 2024, rosato ottenuto da uve Lacrima di Morro d’Alba, e Don Giovanni 2022, interpretazione del Montepulciano che conferma la versatilità del vitigno simbolo del territorio assieme anche al Sangiovese.

Con 90 punti compare anche Komaros Rosato 2021 di Garofoli, anch’esso ottenuto da Montepulciano, un vino che ricorda come, appena oltre il confine regionale, in Abruzzo, la stessa tipologia sia comunemente identificata con il nome di Cerasuolo.

Bisogna invece attendere quota 88 per incontrare il primo e unico Verdicchio della graduatoria: Pao’ Orange Wine 2024 di CasalFarneto. A chiudere la selezione, con 85 punti, è Aventura 2020 dell’azienda Camafonte, espressione del Bianchello del Metauro, denominazione storica della provincia di Pesaro-Urbino.

Con appena sette aziende un risultato che racconta una Marche diversa da quella che molti si aspetterebbero. In una terra universalmente associata al Verdicchio, sono infatti i rossi, spesso impreziositi da vitigni internazionali, a conquistare il favore dei degustatori tedeschi. Stranezze del gusto? Forse. Oppure semplicemente il segnale di una regione vitivinicola molto più sfaccettata di quanto raccontino i luoghi comuni.

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Dall’Oltrepò Pavese al Conero passando dall’Emilia e dalla Romagna i Vini 2027 nelle maggiori Guide 2027

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Falstaff Wein Guide 2027

ROMAGNA

94
2021 Vigna del Pruno Predappio Riserva DOC Drei Donà – Tenuta la Palazza Sangiovese

93
2023 Il Tornese le Origini Chardonnay Forlì IGT Drei Donà – Tenuta la Palazza Chardonnay
2022 Magnificat Cabernet Sauvignon Forlì IGT Drei Donà – Tenuta la Palazza
2022 Vigna del Pruno Sangiovese Predappio Riserva DOC Drei Donà – Tenuta la Palazza
2022 Il Tornese Le Origini Chardonnay Forlì IGT Drei Donà – Tenuta la Palazza Chardonnay
2021 Magnificat Cabernet Sauvignon Forlì IGT Drei Donà – Tenuta la Palazza Cabernet Sauvignon

92
2023 Madame TITì Rubicone Bianco IGT Brut Nature Amaracmand Bombino
2023 Costa di Rose Sangiovese Rubicone Rosé IGT Umberto Cesari
2022 Madonna del Pruno Sangiovese Predappio DOC Drei Donà – Tenuta la Palazza
2021 Malise Sangiovese Rubicone IGT Umberto Cesari Sangiovese
2022 Umberto Rubicone Rosso IGT Umberto Cesari Merlese (incrocio Merlot & Sangiovese)

91
2023 Imperfetto Rubicone Rosso IGT Amaracmand Sangiovese
2023 Laurento Sangiovese Romagna Riserva DOC Umberto Cesari
2023 Totma Pinot Nero Rubicone IGT Tenuta Biodinamica Mara
2023 Il Tornese Vino Bianco Drei Donà – Tenuta la Palazza Chardonnay Riesling
2023 Poderi dal Nespoli – Campodora Albana Secco Romagna DOCG Mondodelvino
2023 Poderi dal Nespoli – Orange Wine Rubicone Bianco IGT Mondodelvino Trebbiano & Pinot Bianco
2022 Laurento Sangiovese Romagna Riserva DOC Umberto Cesari
2022 Liano Sangiovese Cabernet Sauvignon Rubicone IGT Umberto Cesari
2022 Notturno Predappio DOC Drei Donà – Tenuta la Palazza Sangiovese
2022 Notturno Sangiovese Romagna Predappio DOC Drei Donà – Tenuta la Palazza
2022 Clemente Primo Bianco Rubicone IGP Enio Ottaviani Riesling Sauvignon Pagadebit
2022 Rebola Colli di Rimini DOP Enio Ottaviani Grechetto

90
2024 Perimea Sangiovese Rubicone IGT Amaracmand
2024 Mary Rose Rosato Rubicone IGT Tenuta Biodinamica Mara Sangiovese
2023 Liano Sangiovese Cabernet Sauvignon Rubicone IGT Umberto Cesari
2023 Sangiovese Romagna Riserva DOC Umberto Cesari
2023 Perimea Sangiovese Rubicone IGT Amaracmand
2023 Tre Rose Ravenna Rosato IGT Trerè Sangiovese
2022 Guiry Sangiovese Rubicone IGT Tenuta Biodinamica Mara
2022 Imperfetto Sangiovese Rubicone IGT Amaracmand
2022 Il Tornese Vino Bianco Drei Donà – Tenuta la Palazza Chardonnay

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Non dite agli americani che il Sangiovese è soprattutto in Romagna

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Ci voleva una foto di Wine Spectator, con quella mappa così esplicita, per risvegliare i romagnoli. È successo, e non sorprende: la rappresentazione grafica conferma una realtà commerciale che nessuno, ormai, può mettere in discussione.

In verde scuro campeggia Montalcino, l’area più importante al mondo per un vitigno che, essendo autoctono, ha trovato qui la sua patria definitiva. Un uva capace di generare un indotto turistico unico: alberghi di livello internazionale nati e cresciuti grazie al richiamo del Brunello.

Il verde si fa poi più chiaro nella piccola ma preziosa zona di Montepulciano, sempre in provincia di Siena, e nella più vasta area del Chianti Classico, che abbraccia il territorio senese e una porzione confinante con Firenze. Attorno, come un alone più tenue, compare il Chianti “semplice”, colorato in un verde giallino che si estende fino all’entroterra pisano e livornese.

La mappa, però, commette un errore evidente: l’area a Sud e a Ovest di Montalcino viene valutata come se fosse Chianti Classico solo perché ricade nella provincia di Grosseto vicina all’epincentro montalcinese. Una semplificazione cartografica che non rispecchia la realtà viticola.
Il resto della Toscana dove il vino fa quasi schifo è colorato in viola, una tinta che la mappa applica anche all’intera Emilia-Romagna, come se fosse un blocco indistinto.

Ed è qui che nasce la proposta: aggiungere il verde scuro anche alle zone del forlivese, dove la qualità ha dell’uva da sempre ha livelli tali simili a quelli della provincia di Siena vocata, da meritare una collocazione più autorevole. E colorare di un verde meno giallo — più vicino a quello del Chianti Classico — l’intera fascia collinare romagnola, che da anni esprime vini di struttura e identità.

Un puntino, poi, andrebbe messo anche su Torgiano, in Umbria: un territorio che, con regolarità quasi matematica, ottiene il massimo riconoscimento nelle dieci migliori guide basate su degustazioni alla cieca. Ignorarlo sarebbe un errore di incompetenza degli esperti di Wine Spectator che spesso confondono Montepulciano con l’Abruzzo.

Vista così, la mappa acquista credibilità: Montalcino al centro, il Chianti Classico a Nord, Montepulciano a Est, tutte aree già protette da consorzi solidi. Il vuoto fra Montalcino e Castelnuovo Berardenga esiste, proprio come quello fra Barolo e Barbaresco. Ma questo non significa che non debba comparire anche la Valtellina, con la sua interpretazione del Nebbiolo, degna di una valutazione corretta e non di un’assenza.

Se può servire a dare una misura globale, il Sangiovese resta un vitigno profondamente italiano: oltre il 90% della produzione mondiale nasce entro i confini nazionali. Quel che rimane si disperde in pochi poli d’adozione — Mendoza in Argentina, alcune zone della California, la Corsica, e le aree australiane di McLaren Vale e Adelaide Hills — territori che hanno imparato a interpretarlo, ma senza scalfire la sua identità mediterranea.

In Italia, la geografia del Sangiovese è dominata dalla Toscana, che da sola concentra circa il 70% della produzione nazionale. Un mosaico complesso: oltre la metà confluisce nel Chianti DOC, un altro quarto nel Chianti Classico DOCG, mentre una quota importante si eleva nella denominazione più celebre, il Brunello di Montalcino DOCG. A seguire, come una scala naturale di vocazioni, compaiono il Morellino di Scansano, il Vino Nobile di Montepulciano DOCG, il Montecucco DOCG e il Carmignano DOCG, ciascuno con la propria sfumatura territoriale.

L’altra grande casa del Sangiovese è l’Emilia-Romagna, dove si concentra soprattutto in quest’ultima poco più di un decimo della produzione italiana. Qui il vitigno si esprime soprattutto nella tipologia Sangiovese Superiore DOC, che rappresenta circa due terzi del totale regionale.

In Umbria, il Sangiovese vale circa un ventesimo della produzione nazionale. Più del 10% di questo volume si identifica nella storica denominazione Torgiano DOC, mentre una quota leggermente inferiore confluisce nel Montefalco DOC, dove il vitigno accompagna il locale Sagrantino.

Il resto si distribuisce nelle altre regioni italiane, spesso in piccole produzioni che contribuiscono a completare il quadro di un vitigno che, pur essendo coltivato nel mondo, trova in Italia la sua vera patria.

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Bibenda 2027 Focus Emilia Romagna, Pavia, Pesaro e Ancona

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LOMBARDIA
CASTELLO DI CIGOGNOLA Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot Nero Pas Dosé Moratti Cuvée dell’Angelo Riserva 2020

EMILIA ROMAGNA
CANTINE CECI Otello Nero di Lambrusco 1813
ENIO OTTAVIANI Rimini Rebola 2025

Romagna Sangiovese
FATTORIA NICOLUCCI Superiore Predappio di Predappio Vigna del Generale Riserva 2023
SAN PATRIGNANO Superiore Avi Riserva 2023
GIOVANNA MADONIA Bertinoro Ombroso Riserva 2023

TERRABUSI Brisighella Rio Contro 2022
FATTORIA ZERBINA Romagna Albana Passito Scaccomatto 2024
LA TOSA Gutturnio Superiore Vignamorello 2024
UMBERTO CESARI Resultum 2022

MARCHE
Castelli di Jesi Verdicchio Classico
ANDREA FELICI Vigna Il Cantico della Figura Riserva 2022
CIMARELLI Superiore Due Stille 2024
FATTORIA CORONCINO Superiore Il Coroncino 2025

FILODIVINO Dino Riserva 2022
GAROFOLI Superiore Podium 2023
LA STAFFA Rincrocca Riserva 2023
MANCINI Riserva 2022
MAROTTI CAMPI Salmariano Riserva 2023
MONTECAPPONE Utopia Riserva 2022
SANTA BARBARA Superiore Stefano Antonucci 2024
TENUTA VILLA BUCCI Villa Bucci Riserva 2023
UMANI RONCHI Plenio Riserva 2024
VALLEROSA BONCI Superiore San Michele 2024

SARTARELLI Verdicchio dei Castelli di Jesi Passito 2024
BUSCARETO Ammazzaconte Riserva 2024
VIGNAMATO Verdicchio dei Castelli di Jesi Passito Antares 2024
FATTORIA LE TERRAZZE Vision of J. 2021

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Fra la Via Emilia e il West, cronaca di un addio

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Ci sono notizie che accadono all’improvviso, e poi il giorno dopo le ritrovi sui giornali. Ma il tam tam, quello vero, parte sempre subito, mentre sei ancora immerso nella tua giornata. Io, per esempio, sto viaggiando dall’Oltrepò Pavese verso Milano Marittima, di ritorno da Malpensa, quando mi fermo — pesantemente — in provincia di Reggio Emilia. Qui vive un caro amico, uno di quelli che incontri strada facendo, fra un riconoscimento e l’altro, e che ora non opera più all’uscita dell’autostrada: ha appena sposato un nuovo progetto che lo sta riportando ai livelli raggiunti ai tempi del Teatro Coccia di Novara.

Ci siamo conosciuti grazie alla moglie, Cheffe, che proprio mentre entrava sulla Guida Michelin diventava anche mamma. Lui, invece, quel giorno aveva scelto i vini del pranzo del nostro primo incontro. Poi si era spostato nell’altro ristorante del gruppo, una trattoria di pesce con pizza, dove poi ci siamo rivisti. Un pranzo che non si dimentica, come quella cena da Massimo Bottura quando aveva una sola stella. Simone Cozzolino era il sommelier di Cannavacciuolo al Bistrot novarese e, dopo la chiusura, ha intrapreso la strada più redditizia dell’F&B Manager. E come dargli torto.

Il suo nuovo impegno è a Quattro Castella, località che mi sta particolarmente a cuore: qui, a Rubbianino anni fa, ho alloggiato in un ristorante che per la prima volta in Italia mi faceva rivivere l’atmosfera dei relais francesi. Non è che nel Bel Paese siano aumentati i ristoranti con camere, ma qualcosa continua a muoversi sempre quì. Accolgo l’invito a provare la cucina — anzi, la Cucina — della Locanda, senza particolari aspettative: viaggio con moglie vegetariana e due nipotini.

In attesa della riapertura del ristorante, dopo la pausa di lunedì e martedì, approfondisco l’offerta del Comune e, su consiglio della reception, visito anch’io — dopo la recente venuta della Principessa di Galles — una nuova entrata negli Alberghi Michelin: Roncolo. Posso dire che anche l’Emilia può avere un agriturismo di lusso degno di Umbria e Toscana. Alla Michelin l’ardua sentenza.

L’escursione prosegue nella vicina Scandiano: Cà Matilde e Arnaldo hanno lasciato la segreteria accesa e sono in ferie sia il 5 che il 6 agosto. Finisco così all’Osteria di Scandiano, dove, nonostante il caldo, i Medici sono in piena attività nel loro villino Liberty con ampi parcheggi da entrambi i lati. L’ingresso nel parco è consentito solo ai portatori di handicap. È uno di quei “Ristoranti” dove, quando telefoni, risponde qualcuno: in questo caso, Simone.

Il caso vuole che, nonostante la giornata rovente, arrivino alcune prenotazioni last minute. È vero che se la mattina vedi tutto il personale all’opera — come mi è capitato solo dai Roca’s oltre che quì — la sera il locale è completo. A Scandiano non manca l’occasione di visitare una cantina insignita dei Due Bicchieri Rossi del Gambero 2026: Bertolani. Degna di nota anche la Piscina di Monte Cavolo, ottimo esempio di attività comunale.

Eccoci alla Corte Ruspecchio, che apre la sera dal mercoledì alla domenica e anche a pranzo nel weekend. Siamo in un parco poco distante dalla via principale che collega le località a monte della Via Emilia. Il dehors è allestito con tavoli molto distanziati; all’interno l’aria condizionata lavora bene. Simone ci accoglie con uno spumante di Pojer & Sandri, segnale che si andrà oltre il km 0. Fin qui nessun indizio particolare: la location conta un centinaio di coperti e il parcheggio si sta popolando.

Come prevedibile, non c’è amuse bouche, ma il cestino del pane — delizioso, anche con grissini — ci permette di chiedere dell’olio, come già visto alla Francescana. Gli chef hanno carta bianca e ci fanno arrivare un antipasto finito anche in Mangiar Reggiano 2026: Tagliatella di Seppie con Carpaccio di funghi porcini, scaglie di parmigiano e aceto balsamico. Normale amministrazione: può capitare di gustare un piatto eccellente all’inizio, poi mantenere la media diventa più difficile.

Intanto, per i bimbi arrivano le tagliatelle al ragù, per cui molti arrivano da fuori regione. Per l’altro nipote, la versione vegetariana, in bianco, tanto in voga a Milano, con formaggiera di Parmigiano già grattugiato. Anche per la Signora si va sul vegetariano: una Rosa di Melanzane talmente buona che non ho avuto come consorte neppure la possibilità del semplice assaggio.

Mentre le tagliatelle scompaiono, a noi nonni arriva un risotto ai gamberi — per me e per la nonna solo agli agrumi. Su questo piatto si accende qualcosa che rivaluta tutto ciò che è venuto prima. Tutti d’accordo sull’alta cucina, ma c’è anche chi è disposto a fare centinaia di chilometri per una tagliatella al ragù, che qualche chef solleva col forchettone per motivi estetici pur di proporla.

Torniamo al riso, che in carta costa 16 euro: dire “ai gamberi” è riduttivo. È un piatto per cui si potrebbe spendere uno zero in più senza battere ciglio. Il riso è rigorosamente al dente, i gamberi raggiungono una croccantezza simile a un asparago bianco nascosto fra i chicchi di un risotto al tartufo provato a Les Chênes Vertes. In un semicerchio, mentre nell’altro si aggiunge un carpaccio di battuto di gamberi che rende il piatto “instagrammabile” senza scomodare la Nouvelle Cuisine. Gli agrumi danno il tocco del Sud: uno dei due chef patron, Aniello, arriva da Napoli.

Potremmo chiudere qui, ma i cuochi hanno previsto una main course di tutto rispetto, servita su una ceramica ereditata da uno storico ristorante di pesce della zona. L’Ombrina è eseguita alla perfezione: esteticamente imponente, pelle cotta perfettamente, parte bianca delicata e deliziosa. La sauce al pomodoro invita alla scarpetta, ma l’esperienza insegna che è meglio il cucchiaio per gustare “la parte più buona”. La stoviglia, però, non permette di raccogliere tutto se non con il pane.

Completamente appagati, nonostante le porzioni abbondanti, resta posto per il dessert. E qui spesso si cade. Il dessert dei dessert del momento, a prima vista, potrebbe far pensare proprio a questo: costa otto euro, e non siamo in un tre stelle Michelin. Qui, per ora, non c’è neanche un Bib Gourmand nei paraggi. Osservo la Pavlova pensando che la grande meringa sopra sia troppo invadente: non è così. La piacevolezza è talmente bilanciata che anche qui si potrebbe aggiungere uno zero al prezzo, come se fossimo a Parigi allo Cheval Blanc.

All’indomani, 6 agosto 2026, riprendiamo la Via Emilia passando da Formigine, da Pan de Via — nuovo forno — e dal Museo Ferrari di Maranello. Il pranzo è previsto dall’altra parte di Modena, a Nonantola, da La Smorfia, dove una giovane pizzaiola prosegue l’attività della madre.

Ed è proprio in questo passaggio che, in auto, apprendiamo della morte di Francesco Guccini, da un’amica che ce lo scrive su WhatsApp. Resto quasi impassibile e penso alla sua età, vent’anni esatti di differenza. A un concerto del poeta non si poteva mancare: quella lunghissima Locomotiva e altre non proprio radiofoniche erano le più apprezzate ma questa volta è Dio a dirlo: Guccini è morto. Resta il ricordo dell’unico artista che abbia intervistato nel backstage completamente ubriaco: immaginate il mio imbarazzo allora, e oggi nell’apprendere che preferiva il Lambrusco. Quante chiacchierate avremmo potuto fare, con la complicità del suo manager Renzo Fantini non più solo in cielo, con Vinicio Capossela — altro che non rilascia interviste da sobrio — e Paolo Conte.

Elio Crociani Journalist

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50 Best Discovery 2026 ben piazzati da Milano al Conero

Sale l’attesa per la nuova World 50 Best, che negli ultimi anni ha smesso di essere un appuntamento londinese per trasformarsi in un rito itinerante, celebrato in ogni angolo del mondo. Stavolta il palcoscenico dopo un anno e mezzo sarà Abu Dhabi, dove a novembre verranno svelate le nuove posizioni dei ristoranti. Nel frattempo, però, circolano già i nomi che compongono l’universo Fifty Best: Bar, Hotel, Ristoranti e Cantine che orbitano attorno alle classifiche principali.

Non si parla ancora della fascia 51–100, quella dei Discovery, ma l’Italia è già ben rappresentata: 140 indirizzi complessivi, con una ventina abbondante di bar notturni, poco più di cinquanta ristoranti, quasi altrettanti hotel e oltre una dozzina di cantine. Una trentina scarsa sono già presenti nelle classifiche ufficiali, compresa La Francescana, citata ad honorem. Gli altri, più di cento, sono realtà accreditate e potenzialmente pronte a un upgrade.

Tra le curiosità spicca la presenza di un pizzaiolo: Pepe in Grani, inserito non come cantina, né come hotel, né come bar, ma come ristorante a pieno titolo. In buona compagnia di Don Alfonso, Danì, Gennaro Esposito e Piazzetta Milù. E non mancano proposte lontane dall’extralusso, come Trippa a Milano o Consorzio a Torino, che confermano la volontà della piattaforma di raccontare anche la cucina più schietta e contemporanea.

Interessante anche la scelta di segnalare Villa Feltrinelli come hotel — finora nessuno l’aveva fatto, nonostante la sua bellezza — e non come ristorante. Lo stesso vale per Piano 35 a Torino, Ceresio 7 e Moebius a Milano, presenti per la loro anima da cocktail bar. A Venezia nessun dubbio Harry’s Bar cpme ristorante.

La Romagna compare con due nomi, Da Gorini e Aguardiente come Bartender a Marina di Ravenna, nonostante il monopolio delle City. Le Marche rispondono con i due fuoriclasse Uliassi, Gioconda e Cedroni. L’Emilia, invece, è il regno di Bottura, che domina in due categorie: hotel, ristoranti, Gatto Verde e Francescana at Maria Luigia. Anche Firenze si difende con Giardino e Osteria Gucci, presenti in entrambe le sezioni e quindi anche Bar. Milano, come prevedibile, è ovunque — tranne che nelle cantine.

La Liguria chiude con due hotel di grande fascino: lo Splendido a Portofino e il Golfo dei Poeti alle Cinque Terre.

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Sono arrivati i Glass di Wine Spectator ai Risotoranti

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Ogni anno, accanto alla celebre selezione dei vini, Wine Spectator aggiorna anche la mappa dei ristoranti e dei bar che custodiscono cantine di pregio, carte curate e un servizio del vino all’altezza delle grandi tavole internazionali. È un osservatorio privilegiato, che spesso coincide con le città più turistiche, dove però – come si sa – non sempre il viaggio vale solo per il cibo. Il vino, in questi casi, diventa la vera destinazione.

Sul tratto che da Milano scende verso Ancona, a primeggiare con il Grand Award è ancora una volta Cracco, sempre più legato alla Romagna, che dal 2019 mantiene saldi i suoi 3 Glass. Nel capoluogo lombardo resistono anche Langosteria e Seta, il due stelle Michelin, entrambi con 2 Glass dal 2020.

Scendendo verso la costa, al confine tra Romagna e Marche, brilla la conferma del Best of Award of Excellence a Dalla Gioconda di Gabicce Monte, che dal 2023 divideva il riconoscimento con Zelo di Milano. L’edizione 2024 ha portato nuove entrate: in Emilia è arrivato l’altro locale dei Bizzarri, l’Osteria del Viandante a Rubiera;

in Romagna, questa volta piena, si è aggiunto il Ristorante del Lago ad Acquapartita, nell’Alto Savio.

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I Ristoranti del Vino by Wine Spectator

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3 Glass
Grand Award

dal 2019
Ristorante Cracco Milano

2 Glass
Best of Award of Excellence

dal 2020
Langosteria Milano
Seta Milan

dal 2023
Dalla Gioconda Gabicce Monte (Ps)
Zelo Milano

dal 2024
Affinatore Milano
Osteria del Viandante Rubiera (Re)
Ristorante Del Lago Bagno di Romagna (Fc)

dal 2025
Tuya Milano

dal 2026
Al Baretto Sant’Ambrogio Milano

Glass
Award of Excellence

dal 2013
Barbacoa Churrascaria Milano

dal 2022
STK Milano

dal 2026
Dulcisinfundo San Gimignano (Si)
San Baylon Roma

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Anteprima Vinitaly con Wine Spectator, noi non ci saremo

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Non ci sono aziende della via Emilia – da Ancona a Milano – alla preapertura di Vinitaly 2026 con Wine Spectator. E allora, verrebbe da dire, non ci resta che versarci tre bicchieri e berli noi, per capire cosa sta succedendo davvero.

Sembra infatti che non ci siano emiliano-romagnoli, pavesi e a quanto pare solo Umani Ronchi dai Castelli di Jesi, presenti sul mercato americano o tra le aziende selezionate per OperaWine, l’evento inaugurale di sabato 11 aprile alla Gran Guardia di Verona.

In Romagna, quest’anno, i Tre Bicchieri parlano soprattutto di Albana: da Brisighella, nel ravennate, ai Colli Imolesi in provincia di Bologna, fino ai Sangiovesi di Bertinoro, Modigliana e Predappio nel forlivese. Per Celli e Gallegati è la prima volta che viene premiato un vino diverso da quelli già riconosciuti nelle annate precedenti: I Croppi per il bianco, Corallo per il rosso. Chiara Condello, Noelia Ricci, Villa Papiano e Monticino Rosso confermano invece le nuove annate, consolidando un percorso ormai stabile.

Mauro Sirri, di Celli, è particolarmente soddisfatto: quest’anno è stata considerata anche la linea Bron & Ruseval, la più alta dell’intera produzione. Un progetto nato nel secolo scorso, ispirato all’idea di creare un “Super Rubicon” romagnolo, utilizzando vitigni internazionali. All’inizio si trattava di Cabernet Sauvignon per il rosso e Chardonnay per il bianco; col tempo si è aggiunto anche un blend con il 40% di Sangiovese, oltre al 100% premiato quest’anno. La novità delle ultime ore in casa Celli è proprio un’Albana Bron & Ruseval, frutto di un progetto iniziato nel 2017: un centinaio di Magnum e oltre duemila bottiglie da 0,75, destinate a un pubblico già abituato a investire in etichette di alto profilo.

Il forlivese domina con quattro rossi, e Predappio, grazie ai suoi Wine Relais, fa addirittura il bis rispetto a Modigliana e Bertinoro. Il resto dei riconoscimenti parla in chiaro, con l’Albana che continua a imporsi grazie a etichette come Codronchio e Corallo Bianco.

Tornando all’assenza — quest’anno davvero clamorosa — dell’Emilia‑Romagna e dell’Oltrepò Pavese a OperaWine by Wine Spectator, l’evento che tradizionalmente apre il Vinitaly 2026, vale la pena ripercorrere la storia della presenza regionale in questa selezione.

Alla prima edizione del 2012 figurava una sola azienda romagnola: Drei Donà, realtà forlivese confermata fino al 2016. Nel 2017 lo scenario cambia: entrano La Stoppa, nei Colli Piacentini, e Tenuta Pederzana, nel mondo del Lambrusco, mantenendo comunque viva la rappresentanza regionale. Negli anni immediatamente precedenti — 2015 e 2016 — erano invece presenti Lini 910 di Correggio e Medici Ermete & Figli, entrambi con i loro spumanti.

Il 2018 segna il ritorno di Drei Donà, che si affianca ai Lambruschi già selezionati l’anno precedente. Nel 2019 restano in scena solo gli emiliani, con l’aggiunta di Cleto Chiarli & Figli.

Il 2021 è l’ultima annata davvero significativa per la Romagna: oltre a Drei Donà e Lini, compaiono Tenuta Pederzana, Fattoria Zerbina nel faentino e Ronchi di Castelluccio a Modigliana, nel Forlivese. È, di fatto, l’edizione con la presenza più ampia e articolata tra Forlì e Faenza.

Dal 2022 in poi, però, il silenzio: nessuna azienda romagnola è più stata selezionata.

Continua a leggereAnteprima Vinitaly con Wine Spectator, noi non ci saremo

Enoturismo di Lusso in Romagna? Predappio

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Predappio Top a livello nazionale con i suoi vini ma anche con i suoi Ristoranti e Wine Relais. Ecco i primi che dall’altro lato dell’Appennino, come in Toscana, stanno cavalcando la scena dell’enoturismo con risultati concreti nelle guide ma anche considerazione da altre Regioni. La conferma arriva dall’Espresso 2026 pubblicata da poco anche online, un nuovo Cappello sarebbe andato al recente progetto di “Bistrot DiVino” presso Borgo Condè in quel di Fiumana. L’unica nuova entrata in Provincia fra i 300 Consigliati italiani. La notizia è stata appena festeggiata in occasione del sessantesimo compleanno di Fabio Giacomini (fact totum), fuori Porta, dove era riunito buona parte dello staff dell’intero Resort compresa Chiara Condello, vigneronne del vino Le Lucciole, un Sangiovese in purezza già noto 3 Bicchieri. Buona la torta preparata dalla Pasticciera dell’Osteria, l’altro ristorante della tenuta, Pan di Spagna e Chantilly. La prossima settimana riaprirà il ristorante appena premiato, che oltre a coccolare gli alloggiati è aperto anche agli esterni, questo dopo la pausa invernale.

Sempre al femminile dall’altra parte della provinciale del Rabbi, il fiume che nasce in Toscana ma sfocia in Romagna, Noelia Ricci produce un altro 3 Bicchieri non proprio di nicchia. Anche qui l’offerta dei Casali sta aumentando andando ad aggiungersi alla Villa dalle 100 finestre nota come Pandolfa e appartenuta ai Marchesi Albicini. Emozionante fare un giro fra i vigneti con la 4×4 o trattore, in attesa di altre novità. 
Completa il tutto a Rocca delle Caminate l’Osteria Bartonga con la nuova entrata direttamente con 2 Gamberi 2026 per l’ex vigneron Roberto Celli.  

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