Finalmente i migliori Ristoranti solo in Spiaggia

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Il respiro del mare: viaggio lungo l’Italia di CucinaMare 2026

C’è una linea invisibile che disegna i contorni del nostro Paese. Una lunghissima cornice che si accende a ovest, con Marco Polo a Ventimiglia, scivola lungo lo stivale abbracciando le isole, fa il suo giro di boa a Reggio Calabria da Piro Piro e risale fino all’estremo est, dove Sal de Mar presidia Muggia, a un passo da Trieste. Questa linea è la mappa di CucinaMare 2026. Giunta alla sua terza edizione, l’app gratuita applica una regola ferrea: recensire solo la ristorazione che vive in simbiosi con l’acqua, dove tra i tavoli e il Mediterraneo non c’è alcuna strada, o quasi. E se lo spettro della legge Bolkestein agita le concessioni balneari, qui l’attenzione si concentra solo sulla qualità, liberi dalle ombre del dibattito burocratico. Nel nostro viaggio, la costa adriatica ne esce a testa alta. Tra i Lidi Ferraresi, la Riviera Rosa romagnola e le falesie marchigiane, è un fiorire di conferme storiche e scoperte inedite.

Dai Lidi Ferraresi alle nebbie saline di Ravenna

Il motore si accende dopo un lungo vuoto costiero, quello spazio silenzioso che separa l’Acquasalata di Isola Verde a Chioggia dal Lido delle Nazioni. La directory regionale si apre con il Beach Club Prestige: la sua spiaggia ha registrato una leggera flessione nella guida ai club, ma la cucina tiene la posizione. Scendendo a Lido di Spina, l’aria si fa gourmet grazie a Le Piramidi: qui il talentuoso chef Davide Carli sta inaugurando la terrazza al primo piano, uno spazio esclusivo pronto a ospitare cene a quattro mani con chef stellati.

Il viaggio prosegue ed entra nel ravennate. Al confine tra Casalborsetti e Marina Romea, la sabbia ospita due tappe importanti: Piaggia, che ha conquistato un Ombrellone della apposita guida, e Boca Barranca, che ne vanta due.

Poco più giù, a Marina di Ravenna, i curatori della guida CucinaMare deviano verso una scelta arcinota ma inedita per le guide finora: il Donna Rosa. La novità è tutta in cucina, dove è appena approdato lo chef Antonio Mundo. Portando con sé un bagaglio di esperienze maturate tra gli scogli della Sardegna e Milano, Mundo alza l’asticella. Dimostra una competenza sorprendente sulla materia vegetale (anche se fuori carta, o meglio, fuori QR Code) e, da buon calabrese, reinterpreta la Romagna servendo i manfettini al nero di seppia asciutti, con crudo di cappasanta e una cottura rigorosamente al dente.

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