E’ sulla Via Emilia in Romagna la Camera con Vigna con la storia più importante

Con l’arrivo della bella stagione torna d’attualità Camera con Vigna, il libro che Vincenzo d’Antonio ha pubblicato lo scorso ottobre. Un volume curioso e prezioso, che raccoglie 151 cantine dotate di almeno due camere e non più di dodici: luoghi ideali per chi vuole degustare senza l’assillo di dover guidare, immerso tra filari, colline e silenzi di campagna.

Si va dai semplici Bed & Wine ai più classici B&B, fino ad appartamenti con cucina, anche se — inutile negarlo — molte signore preferiscono comunque affidarsi al ristorante o allo chef a domicilio. In Emilia-Romagna le strutture segnalate sono quattro, distribuite tra Bolognese, Parmense, Ravennate e Forlì-Cesena. Ed è proprio nel cuore della Romagna che nacque, in tempi non sospetti, il primo agriturismo italiano: un antesignano dei moderni Wine Resort a cinque stelle.

Scorrendo l’elenco dei prescelti, Fattoria Paradiso emerge come il vero Top nazionale. Sette camere, due appartamenti, piscine, colazioni, pranzi e cene grazie alla vicina Locanda Gradisca, che deve il suo nome a Federico Fellini, passato da Bertinoro — o meglio, da “Monte Spaccato” — insieme a Tonino Guerra. È un luogo perfetto per i matrimoni, e la Famiglia Pezzi conserva con cura le annate dei vini che hanno conquistato molti dei personaggi transitati da qui.

Tra questi, Dario Fo, di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita. Assaggiando Il Mito, un rosso importante, non si limitò a un commento di circostanza: lo definì “un vino da Nobel”. E lui, che il Nobel lo ha davvero ricevuto, firmò anche un’etichetta dedicata al padre di Graziella Pezzi, che la volle sulle bottiglie. Non aveva torto: il blend era stato creato da Giacomo Tachis, l’enologo dietro a Sassicaia, Solaia e Tignanello, padre dei più celebri Super Tuscan. Come in Toscana, anche Il Mito nasce da Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot e Sangiovese.

A Gino Veronelli, altro centenario, piaceva invece il Vigna delle Lepri, il primo Sangiovese di Romagna a farsi notare davvero. La cantina sotterranea merita la visita: bottiglie prestigiose, formati che vanno dai 375 ml ai 15 litri del Matusalemme, e un’atmosfera che racconta decenni di storia enologica.

La ciliegina sulla torta è la Cagnina, che a ottobre sparisce in un attimo, complice l’abbinamento perfetto con le castagne. Se non la si beve subito, col tempo diventa un vino da tutto pasto, grazie alle uve Refosco o Terrano. Ma non ditelo in Triveneto che non lo sanno, né a Spallicci, che la considerava un’uva rara.

All’appello manca solo il vero autoctono di Casa Pezzi: il Barbarossa. Scoperto da Mario nel 1954 tra filari di Sangiovese, deve il nome — si narra — all’imperatore che passando da Bertinoro lo apprezzò per la sua longevità e la polpa dolce e carnosa. È a lui che il vino è dedicato.

E come dimenticare l’Albana? Fu proprio il Cavalier Mario Pezzi, quasi cinquant’anni fa, a ottenere la prima Docg nazionale con questo vitigno. Oggi Jacopo Melia, nipote ed erede, invita i produttori a usarla come i francesi fanno con il Semillon per i loro Sauternes. Difficile dargli torto.

Per chi vuole spingersi oltre i confini regionali, Camera con Vigna segnala nelle Marche Terracruda a Fratte Rosa e Filodivino SPA a San Marcello, vicino a Jesi, quest’ultimo citato anche da Michelin Hotels.

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