Non ci sono aziende della via Emilia – da Ancona a Milano – alla preapertura di Vinitaly 2026 con Wine Spectator. E allora, verrebbe da dire, non ci resta che versarci tre bicchieri e berli noi, per capire cosa sta succedendo davvero.
Sembra infatti che non ci siano emiliano-romagnoli, pavesi e solo Umani Ronchi dai Castelli di Jesi, presenti sul mercato americano o tra le aziende selezionate per OperaWine, l’evento inaugurale di sabato 11 aprile alla Gran Guardia di Verona.
In Romagna, quest’anno, i Tre Bicchieri parlano soprattutto di Albana: da Brisighella, nel ravennate, ai Colli Imolesi in provincia di Bologna, fino ai Sangiovesi di Bertinoro, Modigliana e Predappio nel forlivese. Per Celli e Gallegati è la prima volta che viene premiato un vino diverso da quelli già riconosciuti nelle annate precedenti: I Croppi per il bianco, Corallo Rosso per il rosso. Chiara Condello, Noelia Ricci, Villa Papiano e Monticino Rosso confermano invece le nuove annate, consolidando un percorso ormai stabile.
Mauro Sirri, di Celli, è particolarmente soddisfatto: quest’anno è stata considerata anche la linea Bron & Ruseval, la più alta dell’intera produzione. Un progetto nato nel secolo scorso, ispirato all’idea di creare un “Super Rubicon” romagnolo, utilizzando vitigni internazionali. All’inizio si trattava di Cabernet Sauvignon per il rosso e Chardonnay per il bianco; col tempo si è aggiunto anche un blend con il 40% di Sangiovese, oltre al 100% premiato quest’anno. La novità delle ultime ore in casa Celli è proprio un’Albana Bron & Ruseval, frutto di un progetto iniziato nel 2017: un centinaio di Magnum e oltre duemila bottiglie da 0,75, destinate a un pubblico già abituato a investire in etichette di alto profilo.
Il forlivese domina con quattro rossi, e Predappio, grazie ai suoi Wine Relais, fa addirittura il bis rispetto a Modigliana e Bertinoro. Il resto dei riconoscimenti parla in bianco, con l’Albana che continua a imporsi grazie a etichette come Codronchio e Corallo Bianco.
Tornando all’assenza — quest’anno davvero clamorosa — dell’Emilia‑Romagna e dell’Oltrepò Pavese a OperaWine by Wine Spectator, l’evento che tradizionalmente apre il Vinitaly 2026, vale la pena ripercorrere la storia della presenza regionale in questa selezione.
Alla prima edizione del 2012 figurava una sola azienda romagnola: Drei Donà, realtà forlivese confermata fino al 2016. Nel 2017 lo scenario cambia: entrano La Stoppa, nei Colli Piacentini, e Tenuta Pederzana, nel mondo del Lambrusco, mantenendo comunque viva la rappresentanza regionale. Negli anni immediatamente precedenti — 2015 e 2016 — erano invece presenti Lini 910 di Correggio e Medici Ermete & Figli, entrambi con i loro spumanti.
Il 2018 segna il ritorno di Drei Donà, che si affianca ai Lambruschi già selezionati l’anno precedente. Nel 2019 restano in scena solo gli emiliani, con l’aggiunta di Cleto Chiarli & Figli.
Il 2021 è l’ultima annata davvero significativa per la Romagna: oltre a Drei Donà e Lini, compaiono Tenuta Pederzana, Fattoria Zerbina nel faentino e Ronchi di Castelluccio a Modigliana, nel Forlivese. È, di fatto, l’edizione con la presenza più ampia e articolata tra Forlì e Faenza.
Dal 2022 in poi, però, il silenzio: nessuna azienda romagnola è più stata selezionata.
