Anche il Gelato ha una classifica di soli 100 d’Italia curata da Dissapore

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La rivoluzione fredda dell’estate 2026: tra coni da passeggio e sogni di stelle

L’estate 2026 verrà ricordata senza dubbio per il caldo opprimente, ma anche per una mezza rivoluzione nel mondo del sottozero. Per la prima volta, la Guida alle Gelaterie d’Italia del Gambero Rosso ha abbandonato la sua storica presentazione invernale di gennaio per abbracciare il sole di giugno, proprio mentre la classifica di Dissapore — in un incrocio che ricalca quanto già visto nel mondo delle pizze con i 50 Top — rimane salda sulle sue posizioni, sovrapponendosi e dialogando con i verdetti ufficiali.C’è però una premessa necessaria da fare. Entrambe le pubblicazioni si concentrano quasi esclusivamente sul gelato da passeggio e da asporto. Celebrano, insomma, lo Street Food fatto di coni veloci e mastelline consumate sul bagnasciuga o sotto i portici. Ma se provassimo ad alzare lo sguardo? La migliore gelateria possibile dovrebbe essere concepita come un grande ristorante: un luogo di sosta dove il gelato si apprezza in grandi calici di vetro, accompagnato da granaglie fini, sciroppi sartoriali, spirits selezionati, biscotti croccanti e frutta fresca. Un’esperienza con servizio al tavolo distanziato, camerieri in sala e, perché no, l’ambizione di agguantare le stelle Michelin. All’estero, in fondo, sta già accadendo, con percorsi degustazione interamente dedicati all’Ice Cream a più portate.

In Italia, invece, non solo non esistono le “3 Coppe” per il servizio al tavolo, ma la Romagna si ritrova persino a bocca asciutta, senza nessun ambito “3 Coni”. Eppure, sebbene si debba stendere un velo pietoso sulla terra che ospita il Sigep, una “tripla” ce l’abbiamo già, e batte bandiera nella provincia di Ravenna.

Il podio della Via Emilia e la sfida sabauda

A guardare i dati complessivi, Lombardia ed Emilia-Romagna si confermano al top in Italia per numero di tre Coni, ma sono Parma e Fidenza a prendersi la scena e a piazzarsi subito sul podio. Il numero uno indiscusso rimane stazionario ed è Ciacco, anche se i tre Coni, attualmente, li detiene solo per la sede di Milano. Subito dietro, in seconda posizione, brilla un altro capolavoro emiliano: Magritte a Fidenza, solido tre Coni. Per trovare il terzo gradino del podio dobbiamo spostarci in Piemonte – altra regione che fa incetta di tre Coni – dove Papadele a Torino mette a segno una scalata importante, risalendo dalla sesta posizione. Questa fotografia della “gelatosità” nazionale mette d’accordo tutti, persino Dissapore che, fedele al proprio nome, ha sempre qualcosa da ridire sui giudizi ufficiali.

Grandi balzi e scivoloni: la top ten del 2026

Subito fuori dal podio, la geografia del freddo si sposta in Puglia: al quarto posto troviamo Peschici, che festeggia un sonoro +3 in classifica. Compie il percorso inverso, invece, lo storico Liparoti in Sicilia – diviso tra Trapani ed Erice , che scivola in quinta posizione perdendo due posti. Per incontrare la Lombardia bisogna attendere la sesta piazza con Prossima Fermata a Milano, un due Coni capace di guadagnare anche due posizioni rispetto al passato. La vera sorpresa dell’anno arriva però alla settima posizione ed è marchigiana: il tre Coni Quattrini, con le sue sedi di Falconara Marittima e Sirolo, mette a segno un volo pazzesco dalla posizione numero 32. L’Emilia felix torna a ruggire all’ottavo posto con la Cremeria Capolinea di Reggio Emilia, che riconferma i suoi tre Coni compiendo un balzo monumentale dalla trentacinquesima posizione. Subito dietro, al nono posto, si posiziona Pallini (diviso tra Seregno e Verano Brianza), che guadagna un punto rispetto al 2025. Chiude la Top Ten un altro presidio di Parma, Al Polo: attualmente due Coni, ma protagonista di un ottimo recupero dalla tredicesima posizione.

Dalla New Entry più alta ai capitomboli della classifica

Scorrendo le posizioni, la mappa si fa fitta di storie e di destini incrociati. Milano si riprende la scena alla tredicesima posizione con GnomoGelato, che perde un solo colpo (-1). Nelle Marche, le gerarchie interne si ribaltano: il leggendario Paolo Brunelli a Senigallia si posiziona al ventesimo posto, accusando un pesante -11 e subendo il sorpasso da parte di Quattrini già detto. Poco più giù troviamo Artico a Milano alla ventottesima posizione (-13). Alla posizione trentuno si materializza la new entry più alta dell’anno: è Vero, insegna condivisa tra Milano, Bologna e Verona. Subito dietro, al trentaduesimo posto, spunta un’altra novità assoluta, Supernatural a Bologna. Continuando a scorrere la classifica, incontriamo l’ottimo upgrade di Unika Cremeria a Crema, che sale alla posizione sessantuno (+6), mentre le Marche registrano la flessione di Gelati Radicali ad Ancona, che scivola alla sessantacinquesima (-14) e di Makì a Fano, che accusa un colpo durissimo scendendo alla sessantanove (-40). Il finale di classifica è un fermento di novità e clamorose cadute. Al settantaduesimo posto debutta come nuova entrata Congelato a Reggiolo, seguito all’ottantunesimo da Sablé a Bologna. Ma il vero dramma sportivo della guida si consuma alla novantottesima posizione: la celebre Cremeria Santo Stefano di Bologna subisce un vero e proprio capitombolo di ben 76 posizioni, precipitando dal ventiduesimo posto dello scorso anno. A chiudere la top 100, in novantanovesima posizione, c’è l’ultimo nuovo ingresso dell’anno: Il Gelato di Juri a Pesaro, a dimostrazione che le Marche, nel bene e nel male, restano una delle regioni più vive del panorama italiano.

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