Cucina d’Autore, una sola novità in Romagna

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Risultato? Il caso vuole che meno di due secoli fa nascesse a Forlì Olindo Guerrini, che a differenza del forlimpopolese migrato in Toscana, diventò un celebre poeta e librettista, che si studia anche a scuola. Cosa c’entra? Me lo sono chiesto anch’io, guardando il rinnovato Comitato  Scientifico di CasArtusi col l’appena insidiato nuovo Presidente, tutti letterati. La Cucina è andata da sempre a braccetto con la letteratura, come del resto anche il Cinema, nonostante che di “casi Artusi” ce ne siano tantissimi a partire dagli influencer. Sì, Pellegrino non era un poeta ai livelli di Olindo Guerrini ma a sua volta il forlivese non è stato né Dante né Pascoli. Oggi noi celebriamo il Libro di uno scrittore un po’ anomalo, nel caso de L’Artusi, ai tempi come scrittore di libri. Insomma ci sono delle ricette del poeta dai natali forlivesi, molto legato alla località di Sant’Alberto nel ravennate, dove andò a vivere tutta la famiglia, raccolte invece ne L’Arte… di utilizzare gli Avanzi della Cucina, un suo libro diciamolo “non borghese” come quello scaturito a Frampûl.

Ecco quindi Valentino in piazza Kennedy a Ravenna, l’unica novità 2026 in Romagna nella Guida ai Ristoranti con Cucina d’Autore. Complimenti a Luca Magnani Chef patron che, pur essendo ravennate, non aveva mai lavorato nella sua città, ma solo in provincia a San Pancrazio alla Cucoma. L’ultima sua esperienza, prima di aprire a settembre scorso, è Veranda di Cesenatico dello Chef Alberto Faccani due stelle Michelin, con cui non avrebbe mai lavorato al Magnolia. Cosa si mangia? 70% Mare e 30% Terra, con ricette storiche del ravennate come Brodetto alla Portocorsinese, oppure i Manfrigoli alle canocchie, impiattati come un normale risotto in un fine dining. A San Valentino appena passato, invece, Linguine ai ricci di mare con bergamotto e bottarga, non in carta o solo nei percorsi a mano libera del Cuoco, da cinque e sette portate. Come dessert un dondolante Latteruolo romagnolo, ai vini la Sommeliére Valentina Giovannini, che privilegia produttori SloWine, ed ha scritto nella carta vini pure i nomi dei vitigni all’interno delle singole etichette, come il Drei Donà Graf Noir, un assemblaggio di uve Sangiovese all’80% e poi come se fosse un Chianti, 15% Cabernet Franc e 5%  Burson a completare. Io non lo sapevo! Per gli amanti anche dell’arte, il Valentino si trova al primo piano del Palazzo del Mutilato, nel Salone dei Mosaici, dove sono collocati quelli che per il Duce, che li aveva commissionati, dovevano stabilire la continuità tra l’Impero Romano e il Fascismo, rendendo omaggio alla I Guerra Mondiale e poi a quelle in Africa e Spagna. I 3 pannelli murali sono sicuramente affascinanti, insomma, Benito Mussolini non le avrebbe sbagliate proprio tutte.

Elio Crociani Journalist
Bongusto.it

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