Una esperienza Gastronomica al di la dell’ingessatura ma all’insegna del piacere

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Dichiariamo ufficialmente inaugurato Hotels Gourmet. Selezionare gli hotel di lusso da Milano alla Riviera Adriatica – come già accadeva più di vent’anni fa – è stato sorprendentemente semplice. I cinque stelle e i cinque stelle Lusso, tolta Milano, si concentrano tra Rimini, Pesaro, Milano Marittima e Bologna. Non sono molti, è vero; ma ampliando lo sguardo ai 4S e ai 4, il panorama si fa più ricco e variegato.

Ed è proprio da qui che partiamo, presentando il primo quattro stelle davvero degno di nota, in attesa di altri che possano meritare l’appellativo di Hotels Gourmet.

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La Romagna dei Bib Gourmand Michelin longevi

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L’Emilia-Romagna continua a essere la terra con il maggior numero di Bib Gourmand italiani: oggi sono 34, un primato che resiste nonostante, nell’ultima edizione della Rossa, la sola novità sia stata Brisla a Parma. Il Bib, vale la pena ricordarlo, non va confuso con la Chiocciola di Slow Food delle Osterie d’Italia: due mondi paralleli che solo pochi eletti riescono a far coincidere. A unirli, però, c’è un principio fondamentale: il prezzo. Tre piatti scelti dal menù – o un’unica proposta che li comprenda – devono rientrare nel tetto dei 40 euro.

In Romagna, l’epicentro del Gourmand resta Longiano, un piccolo scrigno collinare che da anni custodisce alcune delle migliori tavole del territorio. Qui il pesce, sorprendentemente, vince in collina più che al mare e anche in fatto di stelle siamo addirittura a due. Nel 1988, quando Magnolia e Terre Alte non erano ancora nate, il 31 dicembre apriva Dei Cantoni – Ristorante Boutique, guidato da allora dallo chef Danilo Bianchi insieme alla moglie Teresa. Nel cuore del centro storico, reso celebre anche dal Teatro Petrella, il menù racconta un’idea di cucina che guarda al vicino Adriatico ma non teme di spingersi oltre. La sequenza dei piatti parla chiaro: prima il pesce, poi il vegetale, infine la carne. Nei secondi, invece, domina la proposta carnivora, con un’unica eccezione marina. I contorni, tutti vegetali, sono trattati come vere portate.

Il pane arriva dal forno Demetra, gestito dalla figlia, ormai una piccola istituzione locale: la domenica mattina non è raro vedere una fila di appassionati alle porte del borgo sassoso. Persino le porcellane dell’acqua e le tovaglie, curate e ricercate, sono acquistabili solo durante il servizio.

Spostandosi a Faenza, un altro Bib storico è l’Enoteca La Baita, una delle pochissime Tre Bottiglie nazionali. Anche qui, nel cuore della ceramica, il pesce non manca e i contorni hanno una loro piccola carta, con opzioni proteiche e leguminose. È una gastronomia che si è fatta ristorante, con due ingressi e due sale distinte, dove i vini più richiesti per l’asporto sono gli stessi che accompagnano i piatti al tavolo.

Per trovare altri Bib bisogna lasciare la via Emilia e spingersi nell’entroterra, fino a Pianetto di Galeata, oppure tornare al mare nei due locali della famiglia Bartolini tra Cesenatico e Milano Marittima. Oppure ancora raggiungere San Pancrazio, dove La Cucoma continua a essere un riferimento nei dintorni di Godo di Russi con Specialità Pesce.

Nel riminese, dove la Chiocciola ancora manca, la Michelin segnala per il buon rapporto qualità-prezzo La Sangiovesa e Lazaroun a Santarcangelo, Osteria de Börg a Rimini, Marchesi a Novafeltria e l’ultima new entry romagnola del 2025: Osteria dell’Accademia a Montegridolfo, all’interno del Castello di Alba Ferretti.

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I Ristoranti del Vino by Wine Spectator

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3 Glass
Grand Award

dal 2019
Ristorante Cracco Milano

2 Glass
Best of Award of Excellence

dal 2020
Langosteria Milano
Seta Milan

dal 2023
Dalla Gioconda Gabicce Monte (Ps)
Zelo Milano

dal 2024
Affinatore Milano
Osteria del Viandante Rubiera (Re)
Ristorante Del Lago Bagno di Romagna (Fc)

Glass
Award of Excellence

dal 2013
Barbacoa Churrascaria Milano

dal 2022
STK Milano

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Il Sangiovese sul podio dei vini più desiderati al Mondo

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C’è anche un po’ di Sangiovese tra le uve dei dieci vini più cercati al mondo sul web, secondo la Top Ten 2026 stilata da Wine‑Searcher, l’oracolo digitale dell’e‑commerce enoico globale. E, per rassicurare i produttori del vitigno simbolo d’Italia, va detto subito che non si tratta dei soliti Chianti, Montalcino o Montepulciano: la sorpresa arriva proprio da chi ha scelto di uscire dai binari dei Consorzi. Insomma, anche la Romagna potrebbe farcela, se decidesse di ribellarsi con i suoi IGT “Superubicon”, figli di una libertà che altrove ha già fatto scuola.

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La Fiera di Rimini ha smarrito la sua Guida più leccata

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Tutti si stanno chiedendo cosa sia realmente accaduto. E, in effetti, la notizia ha dell’incredibile, tanto da catturare l’attenzione di chiunque segua il mondo della gelateria italiana. Il “fattaccio”, come qualcuno lo ha già definito, risalirebbe ai mesi invernali, quel periodo sospeso tra novembre e gennaio in cui le gelaterie chiudono i battenti in attesa della nuova stagione. È il momento dell’anno in cui il freddo non invita certo a parlare di coni e coppette.

A meno che non si tratti di un raduno di professionisti che, sfidando ogni logica climatica, si ritrovano al Sud, a Palermo, per celebrare la loro arte. È proprio lì che, anche quest’anno, arriveranno a proprie spese — e con grande entusiasmo — i gelatieri selezionati per Sherbeth, l’evento che riunisce colleghi italiani e internazionali “a frigoriferi spenti”, quando il lavoro quotidiano è fermo e si può finalmente fare festa.

Sherbeth è il preludio ideale al grande appuntamento di Rimini, il Sigep, che anche quest’anno ha registrato il tutto esaurito lungo la Riviera a fine gennaio. Proprio al Sigep, nel 2017, venne presentata la prima edizione della guida alle migliori gelaterie d’Italia del Gambero Rosso, con l’assegnazione dei celebri Tre Coni ai maestri del settore. Sfogliandola, si trovavano poi anche gli indirizzi premiati con due o un cono, sparsi lungo tutto lo Stivale e comunque meritevoli di attenzione.

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Guida ai Beach Club d’Italia 2026 sull’Acqua

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Continuano a sventolare, solidi e riconoscibili, gli unici due Ombrelloni della provincia di Forlì‑Cesena: anche quest’anno restano saldamente nelle mani del Marè di Cesenatico. La recensione della guida sottolinea la chiusura del locale milanese del patron Luca Zaccheroni e ricorda la posizione suggestiva sul Porto Canale, nella sua parte meno “leonardesca”, dove oggi convivono anche realtà come Quintoquarto.

La struttura conta 200 postazioni, sei gazebo di fascia alta e un’ampia zona dedicata ai soli lettini, senza ombrellone. Nelle prime due file sono inclusi anche i materassini, dettaglio che racconta bene il livello del servizio. Ma è il Ristorante il vero fiore all’occhiello: presenza stabile nelle guide specializzate e, soprattutto, un unicum nel breve tratto di costa cesenate da Zadina a San Mauro, dove – fatta eccezione per il Bagno Elio, con la gestione separata dell’Onda Blu – non si trovano proposte di pari livello in spiaggia sulla Michelin. Anche nel ravennate, tolto il Salsedine di Lido di Savio, il panorama resta scarno.

Il riminese, invece, si consola con l’unico premio assegnato all’Emilia‑Romagna durante la presentazione della Guida ai Beach Club d’Italia 2026: il Best Quality & Sustainability, conquistato da Alta Marea di Cattolica. Un caso interessante, perché rappresenta l’unico esempio pre‑Bolkenstein della regione, simile a quanto accade in Veneto: undici operatori balneari riuniti dal 2002 sotto un’unica gestione coordinata.

I plus non mancano: piscina con acqua salata e riscaldata a ingresso libero, mini‑piscine idromassaggio, una palestra Technogym (di produzione cesenate), area attrezzata per i cani e ben tre ristoranti. Di particolare impatto il roof del Coloniale, mentre la simpatia del patron – che ricorda da vicino Paolo Cevoli – aggiunge un tocco di familiarità romagnola.

Tornando a Cesenatico, una nota utile: gli animali non sono ammessi in spiaggia, ma possono accedere al ristorante.

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A Faenza si ritorna in centro al Vittoria per il Gourmet

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Anche in Romagna, proprio come a Dubai, gli alberghi iniziano a “svecchiarsi”. E lo fanno in un momento simbolico: mentre la celebre Vela degli Emirati, inaugurata nel 1999, chiude per diciotto mesi di totale ristrutturazione. Un segnale dei tempi, che trova eco anche qui.

A Faenza, ad esempio, il rinnovamento è già iniziato dal Vittoria, l’unico vero albergo storico della provincia di Ravenna — un primato che manca sia nel forlivese sia nel cesenate. A Rimini, dove il vuoto è colmato da sempre dal Grand Hotel, a muoversi è stato invece il Savoia, nato come Hungaria e pensato inizialmente per la clientela ungherese, poi ricordato da molti anche come Meridien nei primi anni Duemila. Ma di questo via abbiamo già parlato.

La novità più fresca arriva da Faenza: lo chef Irvin Zannoni approda in corso Garibaldi dopo essersi fatto notare a Casalborsetti, alla Capannina, dove nel 2019 conquistò il Cappello dell’Espresso. Da lì il passaggio a Savarna, al Kolibrì, e poi il ritorno del Cappello sulla costa, al Boca Barranca di Marina Romea. Negli ultimi anni Zannoni ha intrapreso un percorso dedicato ai ristoranti con camere: prima nella sua Russi, alla Locanda del Viaggiatore di Godo, ora nel cuore della città delle ceramiche.

Il Cocktail Bar e il Ristorante sono stati completamente rinnovati e affidati a imprenditori già noti tra Faenza e Forlì: dalla Birreria alla Contea di Val d’Amone Wine Relais di Brisighella, fino al Bar della Stazione. La proposta gastronomica punta sul pesce, pur lasciando spazio a valide alternative di terra: un equilibrio naturale per uno chef che è stato allievo di Perbellini.

È un segnale importante per Faenza: un ricambio generazionale che riporta qualità in centro, dove una stella Michelin c’era davvero — quella di Agli Amici, con lo chef Silverio Cineri. E le guide in uscita potrebbero apprezzare anche la presenza della giovane sommeliére francese Alicia, arrivata proprio dalla Savoia, dal paese della Chartreuse. E già che si parla di stella manfreda, merita una menzione anche Amna, nell’ultima sede di Silverio in piazza del Mercato, oggi guidato da una Cheffe di cui presto si parlerà.

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Piacenza ri-ospita la presentazione Michelin 2027

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La Via Emilia Best tornerà protagonista anche il prossimo giovedì 12 novembre, quando il Teatro Municipale di Piacenza ospiterà la presentazione della Guida Michelin 2027. Una conferma attesa, che arriva insieme alle dieci novità di aprile, tra cui spicca quella – prevedibile ma significativa – del Sant’Agostino, il ristorante ricavato nella suggestiva Chiesa-Museo affacciata sul Po, appena oltre il ponte che segna il confine con la Lombardia.

Il locale, già noto per la breve ma intensa parentesi che aveva visto ai fornelli lo chef stellato a Milano sia al Trussardi alla Scala che al Lume (Richard Ginori), ha cambiato pelle negli ultimi mesi. La cucina è ora guidata da Mario Brina, chef che si era distinto in provincia, alla Locanda Sensi di Rivergaro, e che avrebbe assunto la gestione del Sant’Agostino insieme al compagno e socio. Alla proposta serale ha aggiunto un Light Lunch, formula molto apprezzata a Piacenza, dove a mezzogiorno si prediligono uno o due piatti ben eseguiti, senza rinunciare alla qualità.

Tra le novità Michelin figura anche Il Cigno di Mantova, storico indirizzo della città Ducale. Dopo una lunga carriera con la stella Michelin ottenuta dal 1975 al 1991 e mantenendo sempre un livello alto, la Famiglia Martini ha deciso di passare il testimone a un’altra realtà già affermata nel mantovano: la Pasticceria Antoniazzi di Bagno San Vito, forte delle sue 2 Torte del Gambero Rosso 87/100, oltre a Zanarini Bologna, Museo Ferrari Maranello, Rinascente Milano, Caffè Borsa Mantova. Chef Riccardo Muscillo reduce dal Bartolini di Parma e Michel Bras a Laguiole in Francia.

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Qualche Hotels in Romagna è entrato nel Gotha

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Sulla Via Emilia, attraversando la Romagna, ci si imbatte in una costellazione di indirizzi che guardano con una certa trepidazione alla nuova geografia dell’ospitalità firmata Michelin Hotels. Alcuni di questi attendono ancora la promozione alla celebre Chiave, un riconoscimento che in Regione, finora, è stato concesso soltanto a Casa Maria Luigia di Modena, la dimora di Massimo Bottura, che ne ha conquistate addirittura tre in un colpo solo. Per trovare un altro “uno-due-tre” bisogna spingersi fino a Venezia.

L’Umbria non è da meno, con una sorprendente concentrazione di strutture nel comprensorio di Umbertide, mentre Firenze festeggia la recente promozione del Four Seasons ai Giardini della Gherardesca, anch’esso entrato nel club dei “tre”.

In Romagna, invece, ci si deve accontentare — si fa per dire — della sola segnalazione. A Milano Marittima spicca l’unico cinque stelle lusso della località, il Waldorf in Settima Traversa, affiancato dal più semplice ma solido “cinque” Premiére e dal 4*S Le Palme, con spiaggia privata e tutto ciò che ruota attorno alla storica famiglia Astolfi. Nessuna menzione, per ora, per gli altri cinque stelle della zona — MarePineta, Palace, Bovelacci — nonostante facciano di Mi.Ma una delle località con la più alta densità di hotel di lusso pro capite. Ma qui non si parla di stelle assegnate dall’assessore al Turismo: la partita è un’altra.

Dalla provincia di Ravenna si scende verso Rimini, dove l’i-Suite mantiene salda la propria segnalazione Michelin, mentre il Grand Hotel — quello della memoria felliniana — resta fuori dai radar. A Riccione resiste The Box, a Cattolica il Carducci 76 di Massimo, fratello di Alba Ferretti, e a Pesaro l’Excelsior: tutti “dei nostri”, tutti con menzione.

E poi c’è la novità più intrigante degli ultimi mesi, in provincia di Forlì-Cesena, legata a doppio filo anche al Football Club locale. Il Monty Banks — nome d’arte del ballerino, attore e regista Mario Bianchi, nato a Cesena prima del secolo scorso — volle quella villa per sé. Oggi Michele Manuzzi e la moglie l’hanno riportata alla vita trasformandola in un raffinato relais, un omaggio alla storia e al cinema.

Superato il Rubicone, si entra in Emilia. A Bologna, in pieno centro, il 4*S I Portici continua a brillare, forte anche della stella Michelin del suo ristorante. Poco distante, l’ex Baglioni mantiene il suo fascino, mentre a Minerbio — località che fu stellata ai tempi di Minarelli, prima dell’avventura di Osteria Bottega in città — si trova il delizioso Elizabeth Country House, parte di una piccola collezione di alberghi distribuiti tra le calli veneziane e via del Corso a Roma.

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