Ecco i 35 Best che ci riguardano fra i Discovery

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Bar
Camparino in Galleria50 Best Bar Milano Historic home of Campari
Moebius Milano50 Best Bar Culinary cocktails and experimental cuisine
Rita50 Best Bar Milan meets American bar
1930 Milano Highly secretive speakeasy
Backdoor 43 Milano World’s smallest bar
Carico Milano Casual yet cutting-edge

Ceresio 7 Milano Elegant pool-side drinking
Nik’s & Co. Milano Fanciful cocktail world tour
Nottingham Forest Milano Travel-themed mixology
Officina Milano Quirky cocktail lounge
The Doping Club Milano Inimitable eclectic style
Aguardiente Marina di Ravenna Encyclopaedic rum collection

Restaurant
Osteria Francescana50 Best Modena Reconstructing Italian classics
Uliassi50 Best Senigallia (An) Stylish waterfront seafood

Al Gatto Verde Modena Sustainable Emilian countryside gastronomy
Bentoteca Milano Wine-centric izakaya
Contraste Milano Sassy stylish and experimental
Cracco Milano Decadent modern Milanese dining
D’O Cornaredo (Mi) Egalitarian imaginative and funky
DaGorini San Piero in Bagno (Fc) Relaxed rural refinement
Dalla Gioconda Gabicce Monte (Pu) Picturesque modern Italian
Enrico Bartolini Milano Masterful Milanese experience
Francescana at Maria Luigia Modena Bottura’s country bolthole
Il Luogo di Aimo e Nadia Milano Sun-ripened Italian classicism
Joia Milano Plant-based indulgence
La Madonnina del Pescatore Senigallia Impressive innovative indulgence
Langosteria Milano Vibrant seafood sensation
Ristorante Ratanà Milano Fashion-forward Milanese cuisine
Seta Milano Charming contemporary classics
Trattoria Trippa Milano Exciting regional cooking

Hotel
Bulgari Milano An Italian jewel
Four Seasons Hotel Milano Worship-worthy hospitality
Mandarin Oriental Milano Finesse in Italy’s fashion capital
Portrait Milano Italian heritage with contemporary style
Casa Maria Luigia Modena For creative, gourmet-loving minds

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50 Best Discovery 2026 ben piazzati da Milano al Conero

Sale l’attesa per la nuova World 50 Best, che negli ultimi anni ha smesso di essere un appuntamento londinese per trasformarsi in un rito itinerante, celebrato in ogni angolo del mondo. Stavolta il palcoscenico dopo un anno e mezzo sarà Abu Dhabi, dove a novembre verranno svelate le nuove posizioni dei ristoranti. Nel frattempo, però, circolano già i nomi che compongono l’universo Fifty Best: Bar, Hotel, Ristoranti e Cantine che orbitano attorno alle classifiche principali.

Non si parla ancora della fascia 51–100, quella dei Discovery, ma l’Italia è già ben rappresentata: 140 indirizzi complessivi, con una ventina abbondante di bar notturni, poco più di cinquanta ristoranti, quasi altrettanti hotel e oltre una dozzina di cantine. Una trentina scarsa sono già presenti nelle classifiche ufficiali, compresa La Francescana, citata ad honorem. Gli altri, più di cento, sono realtà accreditate e potenzialmente pronte a un upgrade.

Tra le curiosità spicca la presenza di un pizzaiolo: Pepe in Grani, inserito non come cantina, né come hotel, né come bar, ma come ristorante a pieno titolo. In buona compagnia di Don Alfonso, Danì, Gennaro Esposito e Piazzetta Milù. E non mancano proposte lontane dall’extralusso, come Trippa a Milano o Consorzio a Torino, che confermano la volontà della piattaforma di raccontare anche la cucina più schietta e contemporanea.

Interessante anche la scelta di segnalare Villa Feltrinelli come hotel — finora nessuno l’aveva fatto, nonostante la sua bellezza — e non come ristorante. Lo stesso vale per Piano 35 a Torino, Ceresio 7 e Moebius a Milano, presenti per la loro anima da cocktail bar. A Venezia nessun dubbio Harry’s Bar cpme ristorante.

La Romagna compare con due nomi, Da Gorini e Aguardiente come Bartender a Marina di Ravenna, nonostante il monopolio delle City. Le Marche rispondono con i due fuoriclasse Uliassi, Gioconda e Cedroni. L’Emilia, invece, è il regno di Bottura, che domina in due categorie: hotel, ristoranti, Gatto Verde e Francescana at Maria Luigia. Anche Firenze si difende con Giardino e Osteria Gucci, presenti in entrambe le sezioni e quindi anche Bar. Milano, come prevedibile, è ovunque — tranne che nelle cantine.

La Liguria chiude con due hotel di grande fascino: lo Splendido a Portofino e il Golfo dei Poeti alle Cinque Terre.

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Finalmente i migliori Ristoranti solo in Spiaggia

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Il respiro del mare: viaggio lungo l’Italia di CucinaMare 2026

C’è una linea invisibile che disegna i contorni del nostro Paese. Una lunghissima cornice che si accende a ovest, con Marco Polo a Ventimiglia, scivola lungo lo stivale abbracciando le isole, fa il suo giro di boa a Reggio Calabria da Piro Piro e risale fino all’estremo est, dove Sal de Mar presidia Muggia, a un passo da Trieste. Questa linea è la mappa di CucinaMare 2026. Giunta alla sua terza edizione, l’app gratuita applica una regola ferrea: recensire solo la ristorazione che vive in simbiosi con l’acqua, dove tra i tavoli e il Mediterraneo non c’è alcuna strada, o quasi. E se lo spettro della legge Bolkestein agita le concessioni balneari, qui l’attenzione si concentra solo sulla qualità, liberi dalle ombre del dibattito burocratico. Nel nostro viaggio, la costa adriatica ne esce a testa alta. Tra i Lidi Ferraresi, la Riviera Rosa romagnola e le falesie marchigiane, è un fiorire di conferme storiche e scoperte inedite.

Dai Lidi Ferraresi alle nebbie saline di Ravenna

Il motore si accende dopo un lungo vuoto costiero, quello spazio silenzioso che separa l’Acquasalata di Isola Verde a Chioggia dal Lido delle Nazioni. La directory regionale si apre con il Beach Club Prestige: la sua spiaggia ha registrato una leggera flessione nella guida ai club, ma la cucina tiene la posizione. Scendendo a Lido di Spina, l’aria si fa gourmet grazie a Le Piramidi: qui il talentuoso chef Davide Carli sta inaugurando la terrazza al primo piano, uno spazio esclusivo pronto a ospitare cene a quattro mani con chef stellati.

Il viaggio prosegue ed entra nel ravennate. Al confine tra Casalborsetti e Marina Romea, la sabbia ospita due tappe importanti: Piaggia, che ha conquistato un Ombrellone della apposita guida, e Boca Barranca, che ne vanta due.

Poco più giù, a Marina di Ravenna, i curatori della guida CucinaMare deviano verso una scelta arcinota ma inedita per le guide finora: il Donna Rosa. La novità è tutta in cucina, dove è appena approdato lo chef Antonio Mundo. Portando con sé un bagaglio di esperienze maturate tra gli scogli della Sardegna e Milano, Mundo alza l’asticella. Dimostra una competenza sorprendente sulla materia vegetale (anche se fuori carta, o meglio, fuori QR Code) e, da buon calabrese, reinterpreta la Romagna servendo i manfettini al nero di seppia asciutti, con crudo di cappasanta e una cottura rigorosamente al dente.

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Cracco profeta in Patria, Cerea al top Mondiale e Bottura fuori dal podio resta nella Hall of Fame

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È stata appena pubblicata La Liste dei migliori ristoranti al mondo, la classifica costruita attraverso un algoritmo voluto – e finanziato – dal Governo francese. Un dettaglio non da poco, perché questo sistema, a differenza dei 50 Best, tende a premiare i ristoranti più classici, quelli che resistono nel tempo e continuano a “tenere botta” nonostante i cambi di mode gastronomiche.

Questa sorta di intelligenza artificiale applicata agli chef, pur basandosi sulle principali guide e riviste internazionali, sembra però ignorare ciò che in Italia è accaduto a fine 2025. Lo si capisce subito osservando la posizione di Carlo Cracco: ultimo nella nuova graduatoria. Un paradosso, se si considera che, nonostante oggi abbia una sola stella Michelin, i punteggi altissimi ottenuti su Espresso e Gambero Rosso portano il suo ristorante in Galleria a Milano davanti a diversi tre stelle, quando si fa la media complessiva.

Guardando invece alla nostra area geografica, e considerando la sola Via Emilia fino ad Ancona, il primo gradino poliregionale vede Bottura e Uliassi appaiati. A livello nazionale vengono superati soltanto da Da Vittorio, primo al mondo secondo La Liste, e poi da Niederkofler e Alajmo, al secondo posto pari merito a livello globale.

La terza posizione italiana è condivisa da Nadia e Giovanni Santini e da Cannavacciuolo, mentre in quarta entra Mellino. Una presenza che ricorda come la classifica si basi su dati dell’anno precedente, dato che Quattro Passi non ha riaperto da ottobre scorso.

Restando sulla Via Emilia, il podio fra Lombardia e Marche si completa con Cedroni secondo e Bartolini terzo, che staccano nettamente Guida quarto. In quinta posizione, molto più distanziato, compare Aimo e Nadia.

La Romagna può esultare con Faccani, che si colloca in sesta posizione, dove trova spazio anche un altro marchigiano: Recanati. Seguono Gorini e Di Fabio, a pari merito.

In ottava posizione compaiono Mascia/Marcattilli e i Capitaneo, mentre più staccato si trova Berton, che poi va a formare un gruppo con Perdomo decimo e Cracco ala sinistra.

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La Liste Milano-Ancona 2026

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1
97.5
Osteria Francescana Modena
Uliassi Senigallia (An)

2
95.5
Madonnina del Pescatore Senigallia (An)

3
96
Enrico Bartolini – Mudec Milano

4
92.5
Seta Milano

5
88.5
Il Luogo di Aimo e Nadia Milano

6
87.5
Magnolia Cesenatico Longiano (Fc)
Andreina Loreto (An)

7
87
Dalla Gioconda Gabicce Monte (Pu)
daGorini San Piero In Bagno (Fc)

8
86.5
San Domenico Imola (Bo)
Verso Capitaneo Milano

9
83
Berton Milano

10
82.5
Contraste Milano

11
77
Cracco Milano

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Previsioni e pronostici Michelin 2027

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Sono 13, almeno sembrano solo tredici per il mese di giugno, scorrendo le novità 2026 che annunciano le nuove entrate mensili sulla Guida Michelin che verrà presentata a Piacenza a novembre in versione cartacea. Non manca un’ulteriore novità in Romagna, barra Emilia, che ce la potevano anche aspettare da Casa Serafini a Borgo Tossignano (Bo). Questo potrebbe far sospettare che potrebbero esserci già due nuove stelle sia a Castrocaro che nell’imolese. In Emilia non scherza neppure Patrizia appena entrata a maggio e che a differenza degli altri due è più urbano e aperto solo la sera nel centro di Modena. Poi c’è Sant’Agostino a Piacenza sempre in centro che si potrebbe aggiungere. Questo non toglie che fra tutti quelli già presenti sulla Rossa possa esserci qualche sorpresa, mentre per coloro che ancora non ci fossero ci sono sempre i prossimi mesi di luglio, agosto, settembre e ottobre per subentrare. Cinque sono invece i nuovi entrati a Roma e Provincia, poi due per la Toscana a Firenze ed Empoli, Sicilia a Palermo e Lampedusa (Ag), Pavia e Busto Arsizio in Lombardia, uno solo in Liguria con Genova. Anche in questo caso si può parlare di future stelle e perchè no, direttamente due, visto che Giovanni Solofra e signora stanno rilanciando Charleston il ristorante palermitano non nuovo alla doppia stella come del resto i nuovi gestori. Anche fra Malpensa e Pavese ci sono buone possibilità visto che Lino ce l’aveva già la stella e Deg invece già gli stellati lo frequentano. Su Akira Back nel capoluogo fiorentino ci aspetteremmo anche la nuova entrata dell’altro ristorante del W affidato agli stellati di Trattoria Contemporanea a Lomazzo (Co).

Piacenza ri-ospita la presentazione Michelin 2027

La Via Emilia Best tornerà protagonista anche il prossimo giovedì 12 novembre, quando il Teatro Municipale di Piacenza ospiterà la presentazione della Guida Michelin 2027. Una conferma attesa, che arriva insieme alle dieci novità di aprile, tra cui spicca quella – prevedibile ma significativa – del Sant’Agostino, il ristorante ricavato nella suggestiva Chiesa-Museo affacciata sul Po, appena oltre il ponte che segna il confine con la Lombardia.

Il locale, già noto per la breve ma intensa parentesi che aveva visto ai fornelli lo chef stellato a Milano sia al Trussardi alla Scala che al Lume (Richard Ginori), ha cambiato pelle negli ultimi mesi. La cucina è ora guidata da Mario Brina, chef che si era distinto in provincia, alla Locanda Sensi di Rivergaro, e che avrebbe assunto la gestione del Sant’Agostino insieme al compagno e socio. Alla proposta serale ha aggiunto un Light Lunch, formula molto apprezzata a Piacenza, dove a mezzogiorno si prediligono uno o due piatti ben eseguiti, senza rinunciare alla qualità.

Tra le novità Michelin figura anche Il Cigno di Mantova, storico indirizzo della città Ducale. Dopo una lunga carriera con la stella Michelin ottenuta dal 1975 al 1991 e mantenendo sempre un livello alto, la Famiglia Martini ha deciso di passare il testimone a un’altra realtà già affermata nel mantovano: la Pasticceria Antoniazzi di Bagno San Vito, forte delle sue 2 Torte del Gambero Rosso 87/100, oltre a Zanarini Bologna, Museo Ferrari Maranello, Rinascente Milano, Caffè Borsa Mantova. Chef Riccardo Muscillo reduce dal Bartolini di Parma e Michel Bras a Laguiole in Francia.

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CucinaMare 2026 I Ristoranti direttamente sulla Sabbia

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CucinaMare 2026

Emilia Romagna

Ferrara
Prestige Lido delle Nazioni Lido delle Nazioni
Bagno Le Piramidi Lido di Spina

Ravenna

La Piaggia Casalborsetti

Boca Barranca Marina Romea
Donnarosa 38 Marina di Ravenna
La Rotonda Lido Adriano
Spiaggia 30 Lido di Classe
Bagno Ristorante Il Cavallino Lido di Savio

Bamboo Vistamarestaurant Lido di Savio
Salsedine 367 Lido di Savio
Cala Zingaro Milano Marittima
Clan 292 Cervia

Globus Beach 255 Milano Marittima
Calupe 207 Cervia
Simple 205 Cervia

Sarabi Beach 203 Cervia
Fantini Cervia
Saretina 152 Cervia
Bagno Harmony 68 Cervia

Forlì Cesena
Maré 74 Cesenatico
La Spiaggia Cesenatico
Teresina dal 1958 Cesenatico
Bagno Alvaro 19 & Ristorante Mare in Pentola Gatteo a Mare
Ciao Mare Savignano a Mare
Onda Blu San Mauro A Mare

Rimini
Belaburdela Torre Pedrera

Da Lucio Rimini
Barafonda 70 Rimini
Le Milton Beach Rimini
Guido 1946 Miramare

Sol y Mar Riccione
Gambero Rosso Riccione
Patty da Diego Riccione
Mariscos Riccione
Follia Beach Misano Adriatico
Osteria al Gambero Sbronzo Misano Adriatico
Le Vele Misano Adriatico
Paradise Misano Adriatico
Tijuana Misano Adriatico

Gente di Mare Cattolica

Marche

Pesaro Urbino
Falco Vallugola
Mar’aviglia Pesaro
Levante Fano
Goodies Fano
Ristorantino Soleado Torrette di Fano

Ancona
Uliassi Senigallia
Scalo Zero Senigallia
La Tartana Senigallia
L’Angolino sul Mare Senigallia
Bagni 77 Beach Tapas Cocktail Senigallia
Da Carlo Senigallia
Ristorante da Carmen Senigallia
La Bilancia Senigallia
Acqua Salata Beach & Restaurant Marina di Montemarciano
Marcello Portonovo
Il Molo Portonovo
La Spiaggina Portonovo
Clandestino Susci Bar Portonovo
Giacchetti Portonovo
Parasol Numana
Bocasalina Restaurant Numana

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La Romagna dei Bib Gourmand Michelin longevi

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L’Emilia-Romagna continua a essere la terra con il maggior numero di Bib Gourmand italiani: oggi sono 34, un primato che resiste nonostante, nell’ultima edizione della Rossa, la sola novità sia stata Brisla a Parma. Il Bib, vale la pena ricordarlo, non va confuso con la Chiocciola di Slow Food delle Osterie d’Italia: due mondi paralleli che solo pochi eletti riescono a far coincidere. A unirli, però, c’è un principio fondamentale: il prezzo. Tre piatti scelti dal menù – o un’unica proposta che li comprenda – devono rientrare nel tetto dei 40 euro.

In Romagna, l’epicentro del Gourmand resta Longiano, un piccolo scrigno collinare che da anni custodisce alcune delle migliori tavole del territorio. Qui il pesce, sorprendentemente, vince in collina più che al mare e anche in fatto di stelle siamo addirittura a due. Nel 1988, quando Magnolia e Terre Alte non erano ancora nate, il 31 dicembre apriva Dei Cantoni – Ristorante Boutique, guidato da allora dallo chef Danilo Bianchi insieme alla moglie Teresa. Nel cuore del centro storico, reso celebre anche dal Teatro Petrella, il menù racconta un’idea di cucina che guarda al vicino Adriatico ma non teme di spingersi oltre. La sequenza dei piatti parla chiaro: prima il pesce, poi il vegetale, infine la carne. Nei secondi, invece, domina la proposta carnivora, con un’unica eccezione marina. I contorni, tutti vegetali, sono trattati come vere portate.

Il pane arriva dal forno Demetra, gestito dalla figlia, ormai una piccola istituzione locale: la domenica mattina non è raro vedere una fila di appassionati alle porte del borgo sassoso. Persino le porcellane dell’acqua e le tovaglie, curate e ricercate, sono acquistabili solo durante il servizio.

Spostandosi a Faenza, un altro Bib storico è l’Enoteca La Baita, una delle pochissime Tre Bottiglie nazionali. Anche qui, nel cuore della ceramica, il pesce non manca e i contorni hanno una loro piccola carta, con opzioni proteiche e leguminose. È una gastronomia che si è fatta ristorante, con due ingressi e due sale distinte, dove i vini più richiesti per l’asporto sono gli stessi che accompagnano i piatti al tavolo.

Per trovare altri Bib bisogna lasciare la via Emilia e spingersi nell’entroterra, fino a Pianetto di Galeata, oppure tornare al mare nei due locali della famiglia Bartolini tra Cesenatico e Milano Marittima. Oppure ancora raggiungere San Pancrazio, dove La Cucoma continua a essere un riferimento nei dintorni di Godo di Russi con Specialità Pesce.

Nel riminese, dove la Chiocciola ancora manca, la Michelin segnala per il buon rapporto qualità-prezzo La Sangiovesa e Lazaroun a Santarcangelo, Osteria de Börg a Rimini, Marchesi a Novafeltria e l’ultima new entry romagnola del 2025: Osteria dell’Accademia a Montegridolfo, all’interno del Castello di Alba Ferretti.

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A Faenza si ritorna in centro al Vittoria per il Gourmet

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Anche in Romagna, proprio come a Dubai, gli alberghi iniziano a “svecchiarsi”. E lo fanno in un momento simbolico: mentre la celebre Vela degli Emirati, inaugurata nel 1999, chiude per diciotto mesi di totale ristrutturazione. Un segnale dei tempi, che trova eco anche qui.

A Faenza, ad esempio, il rinnovamento è già iniziato dal Vittoria, l’unico vero albergo storico della provincia di Ravenna — un primato che manca sia nel forlivese sia nel cesenate. A Rimini, dove il vuoto è colmato da sempre dal Grand Hotel, a muoversi è stato invece il Savoia, nato come Hungaria e pensato inizialmente per la clientela ungherese, poi ricordato da molti anche come Meridien nei primi anni Duemila. Ma di questo via abbiamo già parlato.

La novità più fresca arriva da Faenza: lo chef Irvin Zannoni approda in corso Garibaldi dopo essersi fatto notare a Casalborsetti, alla Capannina, dove nel 2019 conquistò il Cappello dell’Espresso. Da lì il passaggio a Savarna, al Kolibrì, e poi il ritorno del Cappello sulla costa, al Boca Barranca di Marina Romea. Negli ultimi anni Zannoni ha intrapreso un percorso dedicato ai ristoranti con camere: prima nella sua Russi, alla Locanda del Viaggiatore di Godo, ora nel cuore della città delle ceramiche.

Il Cocktail Bar e il Ristorante sono stati completamente rinnovati e affidati a imprenditori già noti tra Faenza e Forlì: dalla Birreria alla Contea di Val d’Amone Wine Relais di Brisighella, fino al Bar della Stazione. La proposta gastronomica punta sul pesce, pur lasciando spazio a valide alternative di terra: un equilibrio naturale per uno chef che è stato allievo di Perbellini.

È un segnale importante per Faenza: un ricambio generazionale che riporta qualità in centro, dove una stella Michelin c’era davvero — quella di Agli Amici, con lo chef Silverio Cineri. E le guide in uscita potrebbero apprezzare anche la presenza della giovane sommeliére francese Alicia, arrivata proprio dalla Savoia, dal paese della Chartreuse. E già che si parla di stella manfreda, merita una menzione anche Amna, nell’ultima sede di Silverio in piazza del Mercato, oggi guidato da una Cheffe di cui presto si parlerà.

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La Galleria Savoia di Rimini riapre dopo 20 anni e diventa Piazza

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Giuliano Canzian è oggi lo chef più presente e riconosciuto nelle guide della Romagna, forte anche del Bib Gourmand, il simbolo Michelin che premia le osterie capaci di offrire tre portate sotto i 40 euro. Un riconoscimento tutt’altro che semplice: in un certo senso, più difficile della stella, perché quest’ultima non impone limiti di prezzo. Il Bib, invece, richiede qualità e accessibilità insieme.

Il cuore di questo successo è l’Osteria de Borg, guidata dall’executive chef Mirko Monari, presente anche su Osterie d’Italia di Slow Food. La celebre Chiocciola, simbolo della migliore cucina regionale, ancora non è arrivata nel riminese, ma l’osteria è già stabilmente segnalata. Sempre a Borgo San Giuliano, un altro locale firmato Canzian propone cucina di mare ed è anch’esso citato nella guida del “lento anfibio”.

Tornando alla Michelin, un altro traguardo importante è Dallo Zio, che unisce le due anime — terra e mare — in un menu perfettamente bilanciato 50/50. Il locale si trova in un angolo felliniano, nascosto oltre il Corso d’Augusto arrivando dal Ponte di Tiberio, proprio dove il regista amava sedersi a un tavolo da cui si intravedeva l’Arco. Qui c’è un’altra unicità: è l’unico indirizzo Michelin della zona aperto tutti i giorni anche a pranzo.

Sulla scia di questo percorso, nel 2017 Giuliano, insieme all’executive chef Luca Borrelli, dà vita ad Amorimini, oggi collocato nella nuova Food Court dell’Hotel Savoia. Una scelta che lo affianca ad altri nomi importanti della scena riminese, come

Mariano Guardianelli, stella Michelin di Abocar Due Cucine — unico stellato in città, mentre gli altri si trovano a San Giuliano Mare e Miramare. L’argentino Guardianelli è stato il primo stellato al mondo, in ordine di tempo, fra gli argentini. Sarà quindi un po’ come accade a Dubai: oltre 100 camere, alta occupazione tutto l’anno, e un’offerta che comprende ristorante di pesce, bar pasticceria Mamì, pizzeria e sushi.

Questa volta, probabilmente, i riminesi non resteranno a bocca aperta come ai tempi di Fellini davanti a una “navicella” atterrata sul lungomare. Niente stile liberty: il nuovo Savoia porta la firma dell’archistar Paolo Portoghesi, scomparso da poco, e alza decisamente il livello dell’hotel nato come Hungaria, poi diventato Meridien. Oggi è un quattro stelle Superior, ma con servizi da cinque stelle lusso, come la nuova Spa Vista Mare.

A completare la Food Court ci sono Omar Giani con la pizza riminese di POP (Prima o Poi), dotato di doppia cucina anche per celiaci; un tocco carioca con Temakinho, l’unico brand importato; e Skyline, che chiude il cerchio. Dal 10 aprile, tutto questo prende vita.

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