C’è un pò di Romagna nelle new entry di Agosto Michelin

  • Autore dell'articolo:
  • Categoria dell'articolo:Chef
  • Commenti dell'articolo:0 commenti

Agosto, mese di ferie per molti, non ferma però il passo della Guida Michelin: arrivano puntuali dieci nuove entrate mensili sulla directory online, mentre la versione cartacea dell’edizione 2027 attende la sua presentazione ufficiale a novembre di Piacenza. Mancano ancora all’appello le anticipazioni di settembre e ottobre, ma il quadro comincia già a delinearsi.

La prima a festeggiare è Iside De Cesare, che conquista un primato raro: è forse l’unica donna oggi a firmare due ristoranti presenti sulla Rossa. Un traguardo che richiama alla memoria la storica esperienza di Valeria Piccini, pluristellata di Da Caino in Maremma.

A Firenze si registra un ingresso che profuma di storia personale e professionale: arriva il nuovo Gourmet legato alla chef di Trevinano, già pasticcera alla Frasca di Castrocaro Terme, il due stelle più longevo d’Italia. Proprio lì aveva incontrato Romano Gordini, forlivese della zona del Ronco. Insieme hanno dato vita, al confine tra Toscana e Lazio, a La Parolina, ristorante che ha conquistato e mantenuto la sua stella Michelin. Ora, qualcosa si sta veramente muovendo anche nel capoluogo toscano.

Firenze accoglie così un’altra novità: Terrae, già segnalato dalle guide nazionali, entra ufficialmente nella selezione Michelin. Il Fine Dining dell’Hotel Tivoli Palazzo Gaddi, incastonato in via del Giglio a pochi passi dal Battistero, si conferma una delle insegne più interessanti del centro storico. Con la Cheffe in cucina e l’executive Salvatore Canargiu, le aspettative crescono: dopo l’ingresso di Akira Back annunciato a giugno, Terrae è il secondo ristorante fiorentino a essere selezionato quest’anno, e potrebbe non essere l’ultimo a sorprendere.

Novità anche a Milano con Pepe Barra Italiana, il brand internazionale affidato allo Chef Luca Fantini già stellato a Tokyo al Bvlgari e che fa parte di Langosteria Holding.

Previsioni e pronostici Michelin 2027

Sono 13, almeno sembrano solo tredici per il mese di giugno, scorrendo le novità 2026 che annunciano le nuove entrate mensili sulla Guida Michelin che verrà presentata a Piacenza a novembre in versione cartacea. Non manca un’ulteriore novità in Romagna, barra Emilia, che ce la potevano anche aspettare da Casa Serafini a Borgo Tossignano (Bo). Questo potrebbe far sospettare che potrebbero esserci già due nuove stelle sia a Castrocaro che nell’imolese. In Emilia non scherza neppure Patrizia appena entrata a maggio e che a differenza degli altri due è più urbano e aperto solo la sera nel centro di Modena. Poi c’è Sant’Agostino a Piacenza sempre in centro che si potrebbe aggiungere. Questo non toglie che fra tutti quelli già presenti sulla Rossa possa esserci qualche sorpresa, mentre per coloro che ancora non ci fossero ci sono sempre i prossimi mesi di luglio, agosto, settembre e ottobre per subentrare. Cinque sono invece i nuovi entrati a Roma e Provincia, poi due per la Toscana a Firenze ed Empoli, Sicilia a Palermo e Lampedusa (Ag), Pavia e Busto Arsizio in Lombardia, uno solo in Liguria con Genova. Anche in questo caso si può parlare di future stelle e perchè no, direttamente due, visto che Giovanni Solofra e signora stanno rilanciando Charleston il ristorante palermitano non nuovo alla doppia stella come del resto i nuovi gestori. Anche fra Malpensa e Pavese ci sono buone possibilità visto che Lino ce l’aveva già la stella e Deg invece già gli stellati lo frequentano. Su Akira Back nel capoluogo fiorentino ci aspetteremmo anche la nuova entrata dell’altro ristorante del W affidato agli stellati di Trattoria Contemporanea a Lomazzo (Co).

Piacenza ri-ospita la presentazione Michelin 2027

La Via Emilia Best tornerà protagonista anche il prossimo giovedì 12 novembre, quando il Teatro Municipale di Piacenza ospiterà la presentazione della Guida Michelin 2027. Una conferma attesa, che arriva insieme alle dieci novità di aprile, tra cui spicca quella – prevedibile ma significativa – del Sant’Agostino, il ristorante ricavato nella suggestiva Chiesa-Museo affacciata sul Po, appena oltre il ponte che segna il confine con la Lombardia.

Il locale, già noto per la breve ma intensa parentesi che aveva visto ai fornelli lo chef stellato a Milano sia al Trussardi alla Scala che al Lume (Richard Ginori), ha cambiato pelle negli ultimi mesi. La cucina è ora guidata da Mario Brina, chef che si era distinto in provincia, alla Locanda Sensi di Rivergaro, e che avrebbe assunto la gestione del Sant’Agostino insieme al compagno e socio. Alla proposta serale ha aggiunto un Light Lunch, formula molto apprezzata a Piacenza, dove a mezzogiorno si prediligono uno o due piatti ben eseguiti, senza rinunciare alla qualità.

Tra le novità Michelin figura anche Il Cigno di Mantova, storico indirizzo della città Ducale. Dopo una lunga carriera con la stella Michelin ottenuta dal 1975 al 1991 e mantenendo sempre un livello alto, la Famiglia Martini ha deciso di passare il testimone a un’altra realtà già affermata nel mantovano: la Pasticceria Antoniazzi di Bagno San Vito, forte delle sue 2 Torte del Gambero Rosso 87/100, oltre a Zanarini Bologna, Museo Ferrari Maranello, Rinascente Milano, Caffè Borsa Mantova. Chef Riccardo Muscillo reduce dal Bartolini di Parma e Michel Bras a Laguiole in Francia.

Continua a leggereC’è un pò di Romagna nelle new entry di Agosto Michelin

Alta Cucina Vegetale alla portata di tutti con Estro fra Emilia e Lombardia

  • Autore dell'articolo:
  • Categoria dell'articolo:Chef
  • Commenti dell'articolo:0 commenti

Arnaldo Amlesu non sarà certo l’ultimo a scegliere, a un certo punto della propria vita, di abbandonare l’alimentazione basata su animali e derivati. Una decisione che spesso nasce da immagini scioccanti legate agli allevamenti intensivi, alla pesca e all’intera filiera produttiva. In altri casi è la salute a spingere verso il cambiamento; qualcuno lo fa per motivi spirituali, magari avvicinandosi allo Yoga; altri ancora per una riflessione economica: nutrire animali per poi mangiarli appare antieconomico, soprattutto quando la natura offre vegetali proteici più che sufficienti alla sopravvivenza.

Estro, a Montalbo, accoglie proprio queste persone — e anche chi, per semplice curiosità, decide di affidarsi a uno Chef che dedica l’intera settimana alla preparazione delle cene del weekend e del pranzo domenicale. Il lunedì, invece, è il giorno in cui si valorizza ciò che rimane, offrendolo.

Continua a leggereAlta Cucina Vegetale alla portata di tutti con Estro fra Emilia e Lombardia

Fra la Via Emilia e il West, cronaca di un addio

  • Autore dell'articolo:
  • Categoria dell'articolo:Wine
  • Commenti dell'articolo:0 commenti

Ci sono notizie che accadono all’improvviso, e poi il giorno dopo le ritrovi sui giornali. Ma il tam tam, quello vero, parte sempre subito, mentre sei ancora immerso nella tua giornata. Io, per esempio, sto viaggiando dall’Oltrepò Pavese verso Milano Marittima, di ritorno da Malpensa, quando mi fermo — pesantemente — in provincia di Reggio Emilia. Qui vive un caro amico, uno di quelli che incontri strada facendo, fra un riconoscimento e l’altro, e che ora non opera più all’uscita dell’autostrada: ha appena sposato un nuovo progetto che lo sta riportando ai livelli raggiunti ai tempi del Teatro Coccia di Novara.

Ci siamo conosciuti grazie alla moglie, Cheffe, che proprio mentre entrava sulla Guida Michelin diventava anche mamma. Lui, invece, quel giorno aveva scelto i vini del pranzo del nostro primo incontro. Poi si era spostato nell’altro ristorante del gruppo, una trattoria di pesce con pizza, dove poi ci siamo rivisti. Un pranzo che non si dimentica, come quella cena da Massimo Bottura quando aveva una sola stella. Simone Cozzolino era il sommelier di Cannavacciuolo al Bistrot novarese e, dopo la chiusura, ha intrapreso la strada più redditizia dell’F&B Manager. E come dargli torto.

Il suo nuovo impegno è a Quattro Castella, località che mi sta particolarmente a cuore: qui, a Rubbianino anni fa, ho alloggiato in un ristorante che per la prima volta in Italia mi faceva rivivere l’atmosfera dei relais francesi. Non è che nel Bel Paese siano aumentati i ristoranti con camere, ma qualcosa continua a muoversi sempre quì. Accolgo l’invito a provare la cucina — anzi, la Cucina — della Locanda, senza particolari aspettative: viaggio con moglie vegetariana e due nipotini.

In attesa della riapertura del ristorante, dopo la pausa di lunedì e martedì, approfondisco l’offerta del Comune e, su consiglio della reception, visito anch’io — dopo la recente venuta della Principessa di Galles — una nuova entrata negli Alberghi Michelin: Roncolo. Posso dire che anche l’Emilia può avere un agriturismo di lusso degno di Umbria e Toscana. Alla Michelin l’ardua sentenza.

L’escursione prosegue nella vicina Scandiano: Cà Matilde e Arnaldo hanno lasciato la segreteria accesa e sono in ferie sia il 5 che il 6 agosto. Finisco così all’Osteria di Scandiano, dove, nonostante il caldo, i Medici sono in piena attività nel loro villino Liberty con ampi parcheggi da entrambi i lati. L’ingresso nel parco è consentito solo ai portatori di handicap. È uno di quei “Ristoranti” dove, quando telefoni, risponde qualcuno: in questo caso, Simone.

Il caso vuole che, nonostante la giornata rovente, arrivino alcune prenotazioni last minute. È vero che se la mattina vedi tutto il personale all’opera — come mi è capitato solo dai Roca’s oltre che quì — la sera il locale è completo. A Scandiano non manca l’occasione di visitare una cantina insignita dei Due Bicchieri Rossi del Gambero 2026: Bertolani. Degna di nota anche la Piscina di Monte Cavolo, ottimo esempio di attività comunale.

Eccoci alla Corte Ruspecchio, che apre la sera dal mercoledì alla domenica e anche a pranzo nel weekend. Siamo in un parco poco distante dalla via principale che collega le località a monte della Via Emilia. Il dehors è allestito con tavoli molto distanziati; all’interno l’aria condizionata lavora bene. Simone ci accoglie con uno spumante di Pojer & Sandri, segnale che si andrà oltre il km 0. Fin qui nessun indizio particolare: la location conta un centinaio di coperti e il parcheggio si sta popolando.

Come prevedibile, non c’è amuse bouche, ma il cestino del pane — delizioso, anche con grissini — ci permette di chiedere dell’olio, come già visto alla Francescana. Gli chef hanno carta bianca e ci fanno arrivare un antipasto finito anche in Mangiar Reggiano 2026: Tagliatella di Seppie con Carpaccio di funghi porcini, scaglie di parmigiano e aceto balsamico. Normale amministrazione: può capitare di gustare un piatto eccellente all’inizio, poi mantenere la media diventa più difficile.

Intanto, per i bimbi arrivano le tagliatelle al ragù, per cui molti arrivano da fuori regione. Per l’altro nipote, la versione vegetariana, in bianco, tanto in voga a Milano, con formaggiera di Parmigiano già grattugiato. Anche per la Signora si va sul vegetariano: una Rosa di Melanzane talmente buona che non ho avuto come consorte neppure la possibilità del semplice assaggio.

Mentre le tagliatelle scompaiono, a noi nonni arriva un risotto ai gamberi — per me e per la nonna solo agli agrumi. Su questo piatto si accende qualcosa che rivaluta tutto ciò che è venuto prima. Tutti d’accordo sull’alta cucina, ma c’è anche chi è disposto a fare centinaia di chilometri per una tagliatella al ragù, che qualche chef solleva col forchettone per motivi estetici pur di proporla.

Torniamo al riso, che in carta costa 16 euro: dire “ai gamberi” è riduttivo. È un piatto per cui si potrebbe spendere uno zero in più senza battere ciglio. Il riso è rigorosamente al dente, i gamberi raggiungono una croccantezza simile a un asparago bianco nascosto fra i chicchi di un risotto al tartufo provato a Les Chênes Vertes. In un semicerchio, mentre nell’altro si aggiunge un carpaccio di battuto di gamberi che rende il piatto “instagrammabile” senza scomodare la Nouvelle Cuisine. Gli agrumi danno il tocco del Sud: uno dei due chef patron, Aniello, arriva da Napoli.

Potremmo chiudere qui, ma i cuochi hanno previsto una main course di tutto rispetto, servita su una ceramica ereditata da uno storico ristorante di pesce della zona. L’Ombrina è eseguita alla perfezione: esteticamente imponente, pelle cotta perfettamente, parte bianca delicata e deliziosa. La sauce al pomodoro invita alla scarpetta, ma l’esperienza insegna che è meglio il cucchiaio per gustare “la parte più buona”. La stoviglia, però, non permette di raccogliere tutto se non con il pane.

Completamente appagati, nonostante le porzioni abbondanti, resta posto per il dessert. E qui spesso si cade. Il dessert dei dessert del momento, a prima vista, potrebbe far pensare proprio a questo: costa otto euro, e non siamo in un tre stelle Michelin. Qui, per ora, non c’è neanche un Bib Gourmand nei paraggi. Osservo la Pavlova pensando che la grande meringa sopra sia troppo invadente: non è così. La piacevolezza è talmente bilanciata che anche qui si potrebbe aggiungere uno zero al prezzo, come se fossimo a Parigi allo Cheval Blanc.

All’indomani, 6 agosto 2026, riprendiamo la Via Emilia passando da Formigine, da Pan de Via — nuovo forno — e dal Museo Ferrari di Maranello. Il pranzo è previsto dall’altra parte di Modena, a Nonantola, da La Smorfia, dove una giovane pizzaiola prosegue l’attività della madre.

Ed è proprio in questo passaggio che, in auto, apprendiamo della morte di Francesco Guccini, da un’amica che ce lo scrive su WhatsApp. Resto quasi impassibile e penso alla sua età, vent’anni esatti di differenza. A un concerto del poeta non si poteva mancare: quella lunghissima Locomotiva e altre non proprio radiofoniche erano le più apprezzate ma questa volta è Dio a dirlo: Guccini è morto. Resta il ricordo dell’unico artista che abbia intervistato nel backstage completamente ubriaco: immaginate il mio imbarazzo allora, e oggi nell’apprendere che preferiva il Lambrusco. Quante chiacchierate avremmo potuto fare, con la complicità del suo manager Renzo Fantini non più solo in cielo, con Vinicio Capossela — altro che non rilascia interviste da sobrio — e Paolo Conte.

Elio Crociani Journalist

Continua a leggereFra la Via Emilia e il West, cronaca di un addio