L’Italia continua a confermarsi numero uno assoluta dell’hôtellerie mondiale, e la Guida Michelin, ancora una volta, dimostra di saper leggere con attenzione il panorama internazionale, segnalando le realtà più significative da un continente all’altro. A pochi giorni dalle rivelazioni dei World’s 50 Best Hotels, la fotografia è chiara: il sistema di valutazione Michelin resta coerente, capillare, e spesso anticipa tendenze che altre classifiche non colgono.
Lo dimostra la promozione da due a tre Chiavi di un albergo aperto appena lo scorso anno a Firenze, già new entry e tuttavia assente nei primi cento dei Best appena pubblicati. Un segnale forte, che ribadisce come i criteri Michelin seguano una propria logica, indipendente e immediata. E lo conferma anche il nuovo tre Chiavi di quest’anno, situato a Venezia: una città sorprendentemente assente nella classifica sponsorizzata da Acqua Panna e San Pellegrino, ma che per Michelin merita invece un posto di rilievo.
Scendendo i gradini, le novità a una Chiave ridisegnano la mappa italiana con precisione chirurgica. Le Marche che avevano solo due indirizzi: Filodivino nei Colli di Jesi e Interno Marche a Tolentino, quest’ultimo appena premiato con la Chiave non da Tod’s ma da Nazareno Gabrielli, si ribellano in un curioso intreccio di storia industriale e ospitalità. L’Emilia rompe il monopolio di Bottura con una Chiave sia a Bologna, nell’ex Baglioni, che in provincia di Reggio Emilia, presso una cantina che ha saputo trasformare il Lambrusco con l’accoglienza.
Le restanti Chiavi singole vanno dove la qualità è ormai consolidata: Alto Adige, Campania, Sardegna, Puglia, Toscana, Lombardia, Sicilia, Umbria, Basilicata, Piemonte. Regioni che continuano a rappresentare l’ossatura dell’ospitalità italiana. Tre hotel ricevono direttamente due Chiavi – a Matera, Milano e Positano – mentre altrettanti salgono a due a Cernobbio, Portofino e Savelletri.
In totale, i nuovi tre Chiavi sono quattro: alla new entry veneziana si aggiungono Amalfi, Firenze e Portofino, tutte promosse dalle due Chiavi dell’anno precedente. Restano invece ancora senza riconoscimento della Chiave Friuli Venezia Giulia, Molise e Calabria, mentre nessuna novità arriva quest’anno per Val d’Aosta, Liguria, Trentino e Abruzzo.
E tornando al confronto con i 50 Best, emerge un dato interessante: tutti gli alberghi italiani presenti nella classifica internazionale hanno tre, o almeno due, Chiavi Michelin. Non si registrano quindi le dissonanze che talvolta si vedono nella ristorazione, dove il migliore può avere una sola stella. Qui, l’allineamento è netto: le eccellenze italiane dell’hôtellerie sono riconosciute come tali da entrambe le grandi istituzioni del settore.
