Storia della Guida Michelin nella Repubblica di San Marino

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Oggi, accanto allo storico Righi, la gioielleria acquisendo gli spazi ha scelto di puntare sulle ostriche invece che sulla cucina sofisticata. Luigi Sartini, lo chef che aveva portato il locale ai vertici delle guide, ha aperto la sua Gastroteca a Domagnano, uno dei nove Castelli della Repubblica, sul versante che guarda verso Villa Verucchio.

Dalla parte opposta, verso Riccione, a Castello Faetano ha appena inaugurato In-perfetto, bar e ristorante all’interno dell’ Ente Cassa: apre alle sette del mattino, attraversa il pranzo e arriva fino agli aperitivi “ad oltranza” sulla terrazza del secondo piano. Anche gli alberghi non mancano, e il parcheggio convenzionato statale permette di accedere al centro storico senza l’assillo della sosta lontana.

Tra i protagonisti della scena ospitale c’è Graziano Canarezza, riccionese, che per anni ha gestito ristoranti di famiglia e oggi guida il Charme & Relax Cesare, boutique hotel incastonato tra le salite dei negozi e il Museo. Il parcheggio 7 è praticamente adiacente e incluso nel soggiorno.

Il Titano, altro quattro stelle oltre al Best Vista, ospita invece la cucina di un giovane chef pugliese, reduce da esperienze in ristoranti due stelle tra Cesenatico e Longiano. Originario di Gravina, ha già attirato l’attenzione del Gambero Rosso, che quest’anno gli ha dedicato un articolo riportando San Marino sotto i riflettori nazionali e internazionali.

La prima e unica stella Michelin arrivò nel 2009, nella sezione dedicata alle isole e ai territori speciali, dopo Sicilia e Sardegna. Ma San Marino, nelle prime edizioni degli anni Cinquanta, compariva già tra le località della terraferma: nel 1957 la Taverna era presente con due posate; con tre c’erano il Diamond, che disponeva di sette camere, e il Nido del Falco. Il Bolognese aveva una posata e cinque camere. Tra gli alberghi figuravano Bellevue ed Excelsior, stagionali, mentre il Titano — con 32 camere — era l’unico aperto tutto l’anno.

Questa situazione rimase stabile fino al 2003, insieme ad altri hotel come il Rossi di Domagnano, che praticava la mezza pensione. Nella capitale, Righi La Taverna arrivò a tre posate in piazza della Libertà, unico ristorante segnalato in quell’anno. Il resto del panorama comprendeva il nuovo Grand Hotel San Marino con il ristorante Arengo, il Titano — che nel frattempo era salito a 47 camere — e l’ingresso separato della Terrazza, aperta anche agli esterni. Cesare veniva indicato con 17 camere e mezza pensione; completavano il quadro Quercia Antica e Villa Giardi.

Con l’edizione 2023, lo chef divenuto patron di Righi rinunciò alla stella dopo quindici anni, facendo scomparire dal volume la destinazione, che era tornata in ordine alfabetico nella guida dedicata solo ai ristoranti. Gli hotel, infatti, sono oggi reperibili esclusivamente online. L’ultima novità cartacea risale al 2017, con l’ingresso del Titano & Titano Suites, ora con 41 sistemazioni. Attualmente, nessun albergo risulta posizionato nella piattaforma digitale Michelin.

Sul fronte enologico, il vino più rappresentativo resta la Ribolla, che un tempo identificava l’attuale Rebola. L’omonimia con il vitigno friulano ha portato il territorio riminese ad abbandonarne l’uso, mentre San Marino continua a produrla e distribuirla esclusivamente entro i propri confini.

La Romagna dei Bib Gourmand Michelin longevi

L’Emilia-Romagna continua a essere la terra con il maggior numero di Bib Gourmand italiani: oggi sono 34, un primato che resiste nonostante, nell’ultima edizione della Rossa, la sola novità sia stata Brisla a Parma. Il Bib, vale la pena ricordarlo, non va confuso con la Chiocciola di Slow Food delle Osterie d’Italia: due mondi paralleli che solo pochi eletti riescono a far coincidere. A unirli, però, c’è un principio fondamentale: il prezzo. Tre piatti scelti dal menù – o un’unica proposta che li comprenda – devono rientrare nel tetto dei 40 euro.

In Romagna, l’epicentro del Gourmand resta Longiano, un piccolo scrigno collinare che da anni custodisce alcune delle migliori tavole del territorio. Qui il pesce, sorprendentemente, vince in collina più che al mare e anche in fatto di stelle siamo addirittura a due. Nel 1988, quando Magnolia e Terre Alte non erano ancora nate, il 31 dicembre apriva Dei Cantoni – Ristorante Boutique, guidato da allora dallo chef Danilo Bianchi insieme alla moglie Teresa. Nel cuore del centro storico, reso celebre anche dal Teatro Petrella, il menù racconta un’idea di cucina che guarda al vicino Adriatico ma non teme di spingersi oltre. La sequenza dei piatti parla chiaro: prima il pesce, poi il vegetale, infine la carne. Nei secondi, invece, domina la proposta carnivora, con un’unica eccezione marina. I contorni, tutti vegetali, sono trattati come vere portate.

Il pane arriva dal forno Demetra, gestito dalla figlia, ormai una piccola istituzione locale: la domenica mattina non è raro vedere una fila di appassionati alle porte del borgo sassoso. Persino le porcellane dell’acqua e le tovaglie, curate e ricercate, sono acquistabili solo durante il servizio.

Spostandosi a Faenza, un altro Bib storico è l’Enoteca La Baita, una delle pochissime Tre Bottiglie nazionali. Anche qui, nel cuore della ceramica, il pesce non manca e i contorni hanno una loro piccola carta, con opzioni proteiche e leguminose. È una gastronomia che si è fatta ristorante, con due ingressi e due sale distinte, dove i vini più richiesti per l’asporto sono gli stessi che accompagnano i piatti al tavolo.

Per trovare altri Bib bisogna lasciare la via Emilia e spingersi nell’entroterra, fino a Pianetto di Galeata, oppure tornare al mare nei due locali della famiglia Bartolini tra Cesenatico e Milano Marittima. Oppure ancora raggiungere San Pancrazio, dove La Cucoma continua a essere un riferimento nei dintorni di Godo di Russi con Specialità Pesce.

Nel riminese, dove la Chiocciola ancora manca, la Michelin segnala per il buon rapporto qualità-prezzo La Sangiovesa e Lazaroun a Santarcangelo, Osteria de Börg a Rimini, Marchesi a Novafeltria e l’ultima new entry romagnola del 2025: Osteria dell’Accademia a Montegridolfo, all’interno del Castello di Alba Ferretti.

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