CucinaMare 2026 I Ristoranti direttamente sulla Sabbia

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CucinaMare 2026

Emilia Romagna

Ferrara
Prestige Lido delle Nazioni Lido delle Nazioni
Bagno Le Piramidi Lido di Spina

Ravenna

La Piaggia Casalborsetti

Boca Barranca Marina Romea
Donnarosa 38 Marina di Ravenna
La Rotonda Lido Adriano
Spiaggia 30 Lido di Classe
Bagno Ristorante Il Cavallino Lido di Savio

Bamboo Vistamarestaurant Lido di Savio
Salsedine 367 Lido di Savio
Cala Zingaro Milano Marittima
Clan 292 Cervia

Globus Beach 255 Milano Marittima
Calupe 207 Cervia
Simple 205 Cervia

Sarabi Beach 203 Cervia
Fantini Cervia
Saretina 152 Cervia
Bagno Harmony 68 Cervia

Forlì Cesena
Maré 74 Cesenatico
La Spiaggia Cesenatico
Teresina dal 1958 Cesenatico
Bagno Alvaro 19 & Ristorante Mare in Pentola Gatteo a Mare
Ciao Mare Savignano a Mare
Onda Blu San Mauro A Mare

Rimini
Belaburdela Torre Pedrera

Da Lucio Rimini
Barafonda 70 Rimini
Le Milton Beach Rimini
Guido 1946 Miramare

Sol y Mar Riccione
Gambero Rosso Riccione
Patty da Diego Riccione
Mariscos Riccione
Follia Beach Misano Adriatico
Osteria al Gambero Sbronzo Misano Adriatico
Le Vele Misano Adriatico
Paradise Misano Adriatico
Tijuana Misano Adriatico

Gente di Mare Cattolica

Marche

Pesaro Urbino
Falco Vallugola
Mar’aviglia Pesaro
Levante Fano
Goodies Fano
Ristorantino Soleado Torrette di Fano

Ancona
Uliassi Senigallia
Scalo Zero Senigallia
La Tartana Senigallia
L’Angolino sul Mare Senigallia
Bagni 77 Beach Tapas Cocktail Senigallia
Da Carlo Senigallia
Ristorante da Carmen Senigallia
La Bilancia Senigallia
Acqua Salata Beach & Restaurant Marina di Montemarciano
Marcello Portonovo
Il Molo Portonovo
La Spiaggina Portonovo
Clandestino Susci Bar Portonovo
Giacchetti Portonovo
Parasol Numana
Bocasalina Restaurant Numana

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Tutta la Pizza che vuoi il martedì nei Lidi ravennati Nord

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Pizza Experience è l’iniziativa di due giovani pizzaioli che consiste nel portare in spiaggia la Pizza, ci racconta l’esperto di Lifestyle Elio Crociani decano dell’editoria in Romagna e giornalista. Tutto inizia con la Famiglia Gentile celebre nel ravennate per i suoi ristoranti Babaleus e Le Tradizioni di Nick. Niccolò attualmente gestisce Terminal a Fornace Zarattini mentre Lorenzo resta ad Alfonsine dove nel giorno di chiusura, il martedì, si possono svolgere gli appuntamenti in trasferta nel litorale ravennate Nord. Per questi eventi è stata scelta una tipologia di pizza che permetta di essere elaborata in laboratorio con un impasto di 420 grammi e poi passare all’ultima cottura col forno prima di essere servita al mare perlopiù a sorpresa in quattro o cinque diverse farciture che vedono la mozzarella sempre presente, con La Classica patate e salsiccia, Gratinata con zucchine, Margherita King e Trevigiana con radicchio, pancetta e riduzione di Burson. Si inizia il 16 giugno a Punta Marina al Nautilus in versione all you can eat, il 23 tocca a Losco a Marina Romea, il Bagno che vede la complicità della Cantina Randi, forse l’appuntamento ancora più Gourmet sarà il 30 al Ristorante Velico della Famiglia Ricci con 5 tipi di pizza, che rimarrà fedele alla sua natura enologica, con un pairing esclusivamente incentrato su tre Champagne scelti dalla Sommelière Ilaria di Nunzio.

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La Romagna dei Bib Gourmand Michelin longevi

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L’Emilia-Romagna continua a essere la terra con il maggior numero di Bib Gourmand italiani: oggi sono 34, un primato che resiste nonostante, nell’ultima edizione della Rossa, la sola novità sia stata Brisla a Parma. Il Bib, vale la pena ricordarlo, non va confuso con la Chiocciola di Slow Food delle Osterie d’Italia: due mondi paralleli che solo pochi eletti riescono a far coincidere. A unirli, però, c’è un principio fondamentale: il prezzo. Tre piatti scelti dal menù – o un’unica proposta che li comprenda – devono rientrare nel tetto dei 40 euro.

In Romagna, l’epicentro del Gourmand resta Longiano, un piccolo scrigno collinare che da anni custodisce alcune delle migliori tavole del territorio. Qui il pesce, sorprendentemente, vince in collina più che al mare e anche in fatto di stelle siamo addirittura a due. Nel 1988, quando Magnolia e Terre Alte non erano ancora nate, il 31 dicembre apriva Dei Cantoni – Ristorante Boutique, guidato da allora dallo chef Danilo Bianchi insieme alla moglie Teresa. Nel cuore del centro storico, reso celebre anche dal Teatro Petrella, il menù racconta un’idea di cucina che guarda al vicino Adriatico ma non teme di spingersi oltre. La sequenza dei piatti parla chiaro: prima il pesce, poi il vegetale, infine la carne. Nei secondi, invece, domina la proposta carnivora, con un’unica eccezione marina. I contorni, tutti vegetali, sono trattati come vere portate.

Il pane arriva dal forno Demetra, gestito dalla figlia, ormai una piccola istituzione locale: la domenica mattina non è raro vedere una fila di appassionati alle porte del borgo sassoso. Persino le porcellane dell’acqua e le tovaglie, curate e ricercate, sono acquistabili solo durante il servizio.

Spostandosi a Faenza, un altro Bib storico è l’Enoteca La Baita, una delle pochissime Tre Bottiglie nazionali. Anche qui, nel cuore della ceramica, il pesce non manca e i contorni hanno una loro piccola carta, con opzioni proteiche e leguminose. È una gastronomia che si è fatta ristorante, con due ingressi e due sale distinte, dove i vini più richiesti per l’asporto sono gli stessi che accompagnano i piatti al tavolo.

Per trovare altri Bib bisogna lasciare la via Emilia e spingersi nell’entroterra, fino a Pianetto di Galeata, oppure tornare al mare nei due locali della famiglia Bartolini tra Cesenatico e Milano Marittima. Oppure ancora raggiungere San Pancrazio, dove La Cucoma continua a essere un riferimento nei dintorni di Godo di Russi con Specialità Pesce.

Nel riminese, dove la Chiocciola ancora manca, la Michelin segnala per il buon rapporto qualità-prezzo La Sangiovesa e Lazaroun a Santarcangelo, Osteria de Börg a Rimini, Marchesi a Novafeltria e l’ultima new entry romagnola del 2025: Osteria dell’Accademia a Montegridolfo, all’interno del Castello di Alba Ferretti.

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Il Sangiovese sul podio dei vini più desiderati al Mondo

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C’è anche un po’ di Sangiovese tra le uve dei dieci vini più cercati al mondo sul web, secondo la Top Ten 2026 stilata da Wine‑Searcher, l’oracolo digitale dell’e‑commerce enoico globale. E, per rassicurare i produttori del vitigno simbolo d’Italia, va detto subito che non si tratta dei soliti Chianti, Montalcino o Montepulciano: la sorpresa arriva proprio da chi ha scelto di uscire dai binari dei Consorzi. Insomma, anche la Romagna potrebbe farcela, se decidesse di ribellarsi con i suoi IGT “Superubicon”, figli di una libertà che altrove ha già fatto scuola.

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A Faenza si ritorna in centro al Vittoria per il Gourmet

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Anche in Romagna, proprio come a Dubai, gli alberghi iniziano a “svecchiarsi”. E lo fanno in un momento simbolico: mentre la celebre Vela degli Emirati, inaugurata nel 1999, chiude per diciotto mesi di totale ristrutturazione. Un segnale dei tempi, che trova eco anche qui.

A Faenza, ad esempio, il rinnovamento è già iniziato dal Vittoria, l’unico vero albergo storico della provincia di Ravenna — un primato che manca sia nel forlivese sia nel cesenate. A Rimini, dove il vuoto è colmato da sempre dal Grand Hotel, a muoversi è stato invece il Savoia, nato come Hungaria e pensato inizialmente per la clientela ungherese, poi ricordato da molti anche come Meridien nei primi anni Duemila. Ma di questo via abbiamo già parlato.

La novità più fresca arriva da Faenza: lo chef Irvin Zannoni approda in corso Garibaldi dopo essersi fatto notare a Casalborsetti, alla Capannina, dove nel 2019 conquistò il Cappello dell’Espresso. Da lì il passaggio a Savarna, al Kolibrì, e poi il ritorno del Cappello sulla costa, al Boca Barranca di Marina Romea. Negli ultimi anni Zannoni ha intrapreso un percorso dedicato ai ristoranti con camere: prima nella sua Russi, alla Locanda del Viaggiatore di Godo, ora nel cuore della città delle ceramiche.

Il Cocktail Bar e il Ristorante sono stati completamente rinnovati e affidati a imprenditori già noti tra Faenza e Forlì: dalla Birreria alla Contea di Val d’Amone Wine Relais di Brisighella, fino al Bar della Stazione. La proposta gastronomica punta sul pesce, pur lasciando spazio a valide alternative di terra: un equilibrio naturale per uno chef che è stato allievo di Perbellini.

È un segnale importante per Faenza: un ricambio generazionale che riporta qualità in centro, dove una stella Michelin c’era davvero — quella di Agli Amici, con lo chef Silverio Cineri. E le guide in uscita potrebbero apprezzare anche la presenza della giovane sommeliére francese Alicia, arrivata proprio dalla Savoia, dal paese della Chartreuse. E già che si parla di stella manfreda, merita una menzione anche Amna, nell’ultima sede di Silverio in piazza del Mercato, oggi guidato da una Cheffe di cui presto si parlerà.

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Qualche Hotels in Romagna è entrato nel Gotha

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Sulla Via Emilia, attraversando la Romagna, ci si imbatte in una costellazione di indirizzi che guardano con una certa trepidazione alla nuova geografia dell’ospitalità firmata Michelin Hotels. Alcuni di questi attendono ancora la promozione alla celebre Chiave, un riconoscimento che in Regione, finora, è stato concesso soltanto a Casa Maria Luigia di Modena, la dimora di Massimo Bottura, che ne ha conquistate addirittura tre in un colpo solo. Per trovare un altro “uno-due-tre” bisogna spingersi fino a Venezia.

L’Umbria non è da meno, con una sorprendente concentrazione di strutture nel comprensorio di Umbertide, mentre Firenze festeggia la recente promozione del Four Seasons ai Giardini della Gherardesca, anch’esso entrato nel club dei “tre”.

In Romagna, invece, ci si deve accontentare — si fa per dire — della sola segnalazione. A Milano Marittima spicca l’unico cinque stelle lusso della località, il Waldorf in Settima Traversa, affiancato dal più semplice ma solido “cinque” Premiére e dal 4*S Le Palme, con spiaggia privata e tutto ciò che ruota attorno alla storica famiglia Astolfi. Nessuna menzione, per ora, per gli altri cinque stelle della zona — MarePineta, Palace, Bovelacci — nonostante facciano di Mi.Ma una delle località con la più alta densità di hotel di lusso pro capite. Ma qui non si parla di stelle assegnate dall’assessore al Turismo: la partita è un’altra.

Dalla provincia di Ravenna si scende verso Rimini, dove l’i-Suite mantiene salda la propria segnalazione Michelin, mentre il Grand Hotel — quello della memoria felliniana — resta fuori dai radar. A Riccione resiste The Box, a Cattolica il Carducci 76 di Massimo, fratello di Alba Ferretti, e a Pesaro l’Excelsior: tutti “dei nostri”, tutti con menzione.

E poi c’è la novità più intrigante degli ultimi mesi, in provincia di Forlì-Cesena, legata a doppio filo anche al Football Club locale. Il Monty Banks — nome d’arte del ballerino, attore e regista Mario Bianchi, nato a Cesena prima del secolo scorso — volle quella villa per sé. Oggi Michele Manuzzi e la moglie l’hanno riportata alla vita trasformandola in un raffinato relais, un omaggio alla storia e al cinema.

Superato il Rubicone, si entra in Emilia. A Bologna, in pieno centro, il 4*S I Portici continua a brillare, forte anche della stella Michelin del suo ristorante. Poco distante, l’ex Baglioni mantiene il suo fascino, mentre a Minerbio — località che fu stellata ai tempi di Minarelli, prima dell’avventura di Osteria Bottega in città — si trova il delizioso Elizabeth Country House, parte di una piccola collezione di alberghi distribuiti tra le calli veneziane e via del Corso a Roma.

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Anteprima Vinitaly con Wine Spectator, noi non ci saremo

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Non ci sono aziende della via Emilia – da Ancona a Milano – alla preapertura di Vinitaly 2026 con Wine Spectator. E allora, verrebbe da dire, non ci resta che versarci tre bicchieri e berli noi, per capire cosa sta succedendo davvero.

Sembra infatti che non ci siano emiliano-romagnoli, pavesi e a quanto pare solo Umani Ronchi dai Castelli di Jesi, presenti sul mercato americano o tra le aziende selezionate per OperaWine, l’evento inaugurale di sabato 11 aprile alla Gran Guardia di Verona.

In Romagna, quest’anno, i Tre Bicchieri parlano soprattutto di Albana: da Brisighella, nel ravennate, ai Colli Imolesi in provincia di Bologna, fino ai Sangiovesi di Bertinoro, Modigliana e Predappio nel forlivese. Per Celli e Gallegati è la prima volta che viene premiato un vino diverso da quelli già riconosciuti nelle annate precedenti: I Croppi per il bianco, Corallo per il rosso. Chiara Condello, Noelia Ricci, Villa Papiano e Monticino Rosso confermano invece le nuove annate, consolidando un percorso ormai stabile.

Mauro Sirri, di Celli, è particolarmente soddisfatto: quest’anno è stata considerata anche la linea Bron & Ruseval, la più alta dell’intera produzione. Un progetto nato nel secolo scorso, ispirato all’idea di creare un “Super Rubicon” romagnolo, utilizzando vitigni internazionali. All’inizio si trattava di Cabernet Sauvignon per il rosso e Chardonnay per il bianco; col tempo si è aggiunto anche un blend con il 40% di Sangiovese, oltre al 100% premiato quest’anno. La novità delle ultime ore in casa Celli è proprio un’Albana Bron & Ruseval, frutto di un progetto iniziato nel 2017: un centinaio di Magnum e oltre duemila bottiglie da 0,75, destinate a un pubblico già abituato a investire in etichette di alto profilo.

Il forlivese domina con quattro rossi, e Predappio, grazie ai suoi Wine Relais, fa addirittura il bis rispetto a Modigliana e Bertinoro. Il resto dei riconoscimenti parla in chiaro, con l’Albana che continua a imporsi grazie a etichette come Codronchio e Corallo Bianco.

Tornando all’assenza — quest’anno davvero clamorosa — dell’Emilia‑Romagna e dell’Oltrepò Pavese a OperaWine by Wine Spectator, l’evento che tradizionalmente apre il Vinitaly 2026, vale la pena ripercorrere la storia della presenza regionale in questa selezione.

Alla prima edizione del 2012 figurava una sola azienda romagnola: Drei Donà, realtà forlivese confermata fino al 2016. Nel 2017 lo scenario cambia: entrano La Stoppa, nei Colli Piacentini, e Tenuta Pederzana, nel mondo del Lambrusco, mantenendo comunque viva la rappresentanza regionale. Negli anni immediatamente precedenti — 2015 e 2016 — erano invece presenti Lini 910 di Correggio e Medici Ermete & Figli, entrambi con i loro spumanti.

Il 2018 segna il ritorno di Drei Donà, che si affianca ai Lambruschi già selezionati l’anno precedente. Nel 2019 restano in scena solo gli emiliani, con l’aggiunta di Cleto Chiarli & Figli.

Il 2021 è l’ultima annata davvero significativa per la Romagna: oltre a Drei Donà e Lini, compaiono Tenuta Pederzana, Fattoria Zerbina nel faentino e Ronchi di Castelluccio a Modigliana, nel Forlivese. È, di fatto, l’edizione con la presenza più ampia e articolata tra Forlì e Faenza.

Dal 2022 in poi, però, il silenzio: nessuna azienda romagnola è più stata selezionata.

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La Galleria Savoia di Rimini riapre dopo 20 anni e diventa Piazza

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Giuliano Canzian è oggi lo chef più presente e riconosciuto nelle guide della Romagna, forte anche del Bib Gourmand, il simbolo Michelin che premia le osterie capaci di offrire tre portate sotto i 40 euro. Un riconoscimento tutt’altro che semplice: in un certo senso, più difficile della stella, perché quest’ultima non impone limiti di prezzo. Il Bib, invece, richiede qualità e accessibilità insieme.

Il cuore di questo successo è l’Osteria de Borg, guidata dall’executive chef Mirko Monari, presente anche su Osterie d’Italia di Slow Food. La celebre Chiocciola, simbolo della migliore cucina regionale, ancora non è arrivata nel riminese, ma l’osteria è già stabilmente segnalata. Sempre a Borgo San Giuliano, un altro locale firmato Canzian propone cucina di mare ed è anch’esso citato nella guida del “lento anfibio”.

Tornando alla Michelin, un altro traguardo importante è Dallo Zio, che unisce le due anime — terra e mare — in un menu perfettamente bilanciato 50/50. Il locale si trova in un angolo felliniano, nascosto oltre il Corso d’Augusto arrivando dal Ponte di Tiberio, proprio dove il regista amava sedersi a un tavolo da cui si intravedeva l’Arco. Qui c’è un’altra unicità: è l’unico indirizzo Michelin della zona aperto tutti i giorni anche a pranzo.

Sulla scia di questo percorso, nel 2017 Giuliano, insieme all’executive chef Luca Borrelli, dà vita ad Amorimini, oggi collocato nella nuova Food Court dell’Hotel Savoia. Una scelta che lo affianca ad altri nomi importanti della scena riminese, come

Mariano Guardianelli, stella Michelin di Abocar Due Cucine — unico stellato in città, mentre gli altri si trovano a San Giuliano Mare e Miramare. L’argentino Guardianelli è stato il primo stellato al mondo, in ordine di tempo, fra gli argentini. Sarà quindi un po’ come accade a Dubai: oltre 100 camere, alta occupazione tutto l’anno, e un’offerta che comprende ristorante di pesce, bar pasticceria Mamì, pizzeria e sushi.

Questa volta, probabilmente, i riminesi non resteranno a bocca aperta come ai tempi di Fellini davanti a una “navicella” atterrata sul lungomare. Niente stile liberty: il nuovo Savoia porta la firma dell’archistar Paolo Portoghesi, scomparso da poco, e alza decisamente il livello dell’hotel nato come Hungaria, poi diventato Meridien. Oggi è un quattro stelle Superior, ma con servizi da cinque stelle lusso, come la nuova Spa Vista Mare.

A completare la Food Court ci sono Omar Giani con la pizza riminese di POP (Prima o Poi), dotato di doppia cucina anche per celiaci; un tocco carioca con Temakinho, l’unico brand importato; e Skyline, che chiude il cerchio. Dal 10 aprile, tutto questo prende vita.

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E’ sulla Via Emilia in Romagna la Camera con Vigna con la storia più importante

Con l’arrivo della bella stagione torna d’attualità Camera con Vigna, il libro che Vincenzo d’Antonio ha pubblicato lo scorso ottobre. Un volume curioso e prezioso, che raccoglie 151 cantine dotate di almeno due camere e non più di dodici: luoghi ideali per chi vuole degustare senza l’assillo di dover guidare, immerso tra filari, colline e silenzi di campagna.

Si va dai semplici Bed & Wine ai più classici B&B, fino ad appartamenti con cucina, anche se — inutile negarlo — molte signore preferiscono comunque affidarsi al ristorante o allo chef a domicilio. In Emilia-Romagna le strutture segnalate sono quattro, distribuite tra Bolognese, Parmense, Ravennate e Forlì-Cesena. Ed è proprio nel cuore della Romagna che nacque, in tempi non sospetti, il primo agriturismo italiano: un antesignano dei moderni Wine Resort a cinque stelle.

Scorrendo l’elenco dei prescelti, Fattoria Paradiso emerge come il vero Top nazionale. Sette camere, due appartamenti, piscine, colazioni, pranzi e cene grazie alla vicina Locanda Gradisca, che deve il suo nome a Federico Fellini, passato da Bertinoro — o meglio, da “Monte Spaccato” — insieme a Tonino Guerra. È un luogo perfetto per i matrimoni, e la Famiglia Pezzi conserva con cura le annate dei vini che hanno conquistato molti dei personaggi transitati da qui.

Tra questi, Dario Fo, di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita. Assaggiando Il Mito, un rosso importante, non si limitò a un commento di circostanza: lo definì “un vino da Nobel”. E lui, che il Nobel lo ha davvero ricevuto, firmò anche un’etichetta dedicata al padre di Graziella Pezzi, che la volle sulle bottiglie. Non aveva torto: il blend era stato creato da Giacomo Tachis, l’enologo dietro a Sassicaia, Solaia e Tignanello, padre dei più celebri Super Tuscan. Come in Toscana, anche Il Mito nasce da Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot e Sangiovese.

A Gino Veronelli, altro centenario, piaceva invece il Vigna delle Lepri, il primo Sangiovese di Romagna a farsi notare davvero. La cantina sotterranea merita la visita: bottiglie prestigiose, formati che vanno dai 375 ml ai 15 litri del Matusalemme, e un’atmosfera che racconta decenni di storia enologica.

La ciliegina sulla torta è la Cagnina, che a ottobre sparisce in un attimo, complice l’abbinamento perfetto con le castagne. Se non la si beve subito, col tempo diventa un vino da tutto pasto, grazie alle uve Refosco o Terrano. Ma non ditelo in Triveneto che non lo sanno, né a Spallicci, che la considerava un’uva rara.

All’appello manca solo il vero autoctono di Casa Pezzi: il Barbarossa. Scoperto da Mario nel 1954 tra filari di Sangiovese, deve il nome — si narra — all’imperatore che passando da Bertinoro lo apprezzò per la sua longevità e la polpa dolce e carnosa. È a lui che il vino è dedicato.

E come dimenticare l’Albana? Fu proprio il Cavalier Mario Pezzi, quasi cinquant’anni fa, a ottenere la prima Docg nazionale con questo vitigno. Oggi Jacopo Melia, nipote ed erede, invita i produttori a usarla come i francesi fanno con il Semillon per i loro Sauternes. Difficile dargli torto.

Per chi vuole spingersi oltre i confini regionali, Camera con Vigna segnala nelle Marche Terracruda a Fratte Rosa e Filodivino SPA a San Marcello, vicino a Jesi, quest’ultimo citato anche da Michelin Hotels.

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